Più di qualcosa non torna. Leggendo il comunicato del Giudice Sportivo in merito a Hellas Verona-Brescia, il dott. Gerardo Mastrandrea, letto il referto arbitrale e la relazione della Procura federale, a seguito dei cori di discriminazione razziale rilevati da Balotelli e dal rappresentante della Procura federale al 9º del secondo tempo, da parte di alcuni tifosi dell’Hellas Verona posizionati nel settore denominato ”poltrone est”, ha disposto la chiusura per una giornata effettiva di gara, con decorrenza immediata, del settore sopracitato.

Cosa, cosa?!?

Proviamo a ricapitolare quanto accaduto domenica pomeriggio allo stadio Bentegodi. Pioggia a parte che ha fatto da cornice al derby del Garda, Mario Balotelli ad inizio ripresa decide, tra lo stupore generale, di calciare nel corso di un’azione di gioco, il pallone in Curva Sud. I presenti allo stadio, addetti ai lavori compresi, non capiscono. L’attaccante bresciano vuole lasciare il campo e per circa 3’ il gioco viene sospeso. Il direttore di gara non lo ammonisce nemmeno, il gioco poco dopo riprende ma il gesto di Mario basta ed avanza per creare in pochi minuti il ”caso Balotelli”, con seguente strumentalizzazione contro la città di Verona e la tifoseria gialloblù.

Condannando da sempre qualsiasi forma di discriminazione, più di qualcosa però non torna. Ed a pagare, come spesso accade, sono le persone che non c’entrano nulla.

Ma se Balotelli calcia il pallone verso la Curva Sud, seguito da gesti rivolti solo a quel settore, perché è stato deciso di chiudere le Poltrone Est, settore peraltro frequentato da intere famiglie? Ma come, gli insulti sono diventati per il Giudice Sportivo applausi? Una cosa pare evidente e sempre più certa: ancora una volta i più si sono divertiti ad infangare gratuitamente il nome di Verona.