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Resto a Verona ma non sono più quello di Barcellona

“Ero abituato a giocare davanti alla difesa, impostando il gioco, a Verona invece devo solo pensare a difendere, difendere, difendere (ride, ndr). Ho 36 anni, ma do sempre il massimo per quelle che sono le mie possibilità. Mi sento la responsabilità di dare di più, sono io il primo critico con me stesso. Vogliamo fare tutti un gran finale di campionato”.

Il difensore messicano dell'Hellas Verona, Rafa Marquez, fa autocritica, parla di Mandorlini e del futuro a tinte gialloblù. “Come sto? Ho un affaticamento muscolare, sarò pronto per la prossima domenica. Come mi trovo a Verona? Molto bene, è una bella città, la gente poi è molto gentile con la mia famiglia e questo è molto importante per me, anche per fare bene in campo. Perché Verona? Dopo il Mondiale il mio procuratore mi ha proposto di venire a giocare in Italia e quando si è presentata questa opportunità ho subito accettato, rinunciando anche ad un buon ingaggio che avevo in Messico. Con chi ho parlato di Verona? Albertini, e me ne ha parlato bene anche della società. In Italia il campionato è molto difficile, tatticamente il più completo di tutti. Toni? È un bomber! Il mio futuro? Ho ancora un anno di contratto, voglio dimostrare chi è Rafa Marquez. Con Mandorlini mi trovo abbastanza bene, ma non ho mai chiesto all'allenatore di giocare davanti alla difesa - si racconta a Telenuovo - Questa squadra ha molta più qualità di quanta vista fino ad oggi. Saviola? È un grande professionista sta al suo posto e aspetta il suo turno. Non l'ho mai visto giù ed è sempre disponibile con tutti. Adesso pensiamo a chiudere nel migliore dei modi questa stagione". 

Nella foto Scaligera Basket, Marquez in compagnia di Boscagin 

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