“Io extraterrestre da calciatore come Pelè e Maradona? No, perchè gli extraterrestri erano brutti e io ero bello…. Potevo essere come loro ma il calcio per me era un gioco, uno scherzo. Ora chi entra in campo pare vada alla guerra e non ad un gioco. A volte tutto questo mi disgusta”.

Gianfranco Zigoni racconta a “Quelli della Notte” la decisione di andare in campo una volta in pelliccia e cappello da cow boy per reagire anche alla decisione del tecnico del Verona che lo aveva messo in panchina.

“Fu una cosa goliardica, per ridere. Peraltro faceva anche freddo.. Ora tutti hanno dei bei giacconi e trecento maglie. Noi avevamo invece due maglie, se la perdevi restavi con una. Quella pelliccia era il regalo di una amica. Ne avevo due-tre di pellicce, una di lupo, una di visone bianco… Era un calcio in cui lottavi per le centomila lire di premio. Il presidente a volte diceva: oggi c’è il premio doppio e si lottava per quello, anche se dei soldi a me importava poco. Da giocatore fumavo parecchio e bevevo whisky. A volte penso se ero normale: fumavo 40 marlboro al giorno, bevevo vino. Avevo anche delle pistole. Da giovane del resto mi piacevano i film western. Il cappello da cow boy lo presi a Buffallo. Ora che non gioco più, non bevo e non fumo più. Sì, io sono la versione finita bene di George Best, il mio amico Best. Un mio amico ds dell’Ajax mi ha detto che un terzino dell’Ajax, Suurbier, era come me. Io ho detto che come me non c’è nessuno…”.