“Ho provato per Roma e Verona un amore uguale e diverso . In giallorosso sono arrivati dalla Juventus. Per me la Roma è stata la libertà. Mi comportavo secondo regole che stabilivo io. Mi feci crescere la barba, in omaggio alla rivoluzione cubana. Ero un idolo dell’Olimpico – ha dichiarato Gianfranco Zigoni a La Gazzetta dello Sport – Il Verona? Casa mia. Il giorno dell’ingaggio i dirigenti dell’Hellas mi portarono a pranzo in Valpolicella, guardai il panorama che sfilava fuori dei finestrini della macchina e mi chiesi: "Sono in Paradiso?". Era così. Ci restai per sei anni. La sconfitta contro la Fiorentina? Una giornataccia, l’ultima. Mi ha fatto male vedere il Verona perde in quel modo, ma una brutta partita può capitare. Con la Roma è durissima. Per prendere appunti servirà un miracolo, ma voglio crederci. L’Hellas ci rimane, in A. Dovrà faticare, ma ce la farà. Il pericolo maggiore della Roma? Perotti. Lui sì che ha classe. Facile dire Dzeko: grande centroavanti, ma statico. Kean, Pazzini o tutti e due? Kean è un ragazzo di talento ma è pur sempre un diciassettenne. Pensare che possa essere lui a salvare la patria gialloblù è un errore. Le responsabilità gravano su Pazzini: ha esperienza, è un goleador nato. Prima il Verona punti su di lui, poi se occorre, gli metta a fianco Kean. A Verona frequentavi Fabio Testi, Gigliola Cinquetti, Umberto Smaila. Andavo al mio amico Giorgio Bissoli, in centro storico. Giorgio aveva inventato un cocktail speciale, dedicato a me. L’aveva chiamato “Tafferuglio”. Era il nome giusto. Cosa provavo quando tornavo a Roma col Verona? Emozione, sempre. Ma, una volta, anche un grande dolore. Era il 1978, dovevamo giocare all’Olimpico e stavamo viaggiando sul treno che, a Murazzo di Vado, fu coinvolto nella peggiore tragedia ferroviaria d’Italia. Tanta gente morì, noi ce la cavammo per un caso fortuito. La partita fu recuperata e a 15′ dalla fine, sentii dentro di me un’angoscia che non potevo controllare, ripensando a quelle persone che non c’erano. Chiesi il cambio, uscii. Ero sotto la doccia quando la Roma segnò il gol con cui ci sconfisse”.