“Tornassi indietro rifarei e ridirei tutto. Ma adesso ho altre priorità, ho quattro figli e tre nipoti, ho messo la testa posto. E poi penso a quello che è successo al povero Astori. Se vi spiego la storia dei lampioni? Niente di strano, quando ero in ritiro con il Verona e mi annoiavo, sfidavo Mascalaito, il capitano, che a sparare era molto più bravo di me. Lo facevo per distrarmi, odiavo i ritiri a Veronello e tutti quei divieti: mezzo bicchiere di vino, una sigaretta al giorno. Io che bevo whisky e fumavo due pacchetti al giorno. Se giravo armato? Ogni tanto. Avevo una Smith e Wesson. Se si salverà il Verona? Penso e spero di sì, l’ho visto in netta ripresa. Ma non ho capito perché ogni anno faccia tanta fatica. La città non lo merita. La squadra andava rinforzata, almeno due giocatori per reparto. Pazzini? Difficile giudicare dall’esterno, mi sembra un po’ in declino. C’è Kean bravo certo, ma è un ragazzo. Se avessi esonerato Pecchia? Non lo conosco personalmente, mi sembra uno intelligente, altrimenti non sarebbe diventato avvocato. Ma poi, questa storia degli allenatori: al massimo contano il 20%. Se non hai giocatori di qualità puoi essere anche Mourinho e non vinci niente – ha dichiarato Gianfranco Zigoni a La Gazzetta dello Sport – Quanto darei per giocare oggi nel Verona? Tanto. E aggiungo che con me si potrebbe salvare. Il mio ruolo con Pecchia? Direi esterno sinistro, e comunque in una posizione un po’ defilata che mi permetterebbe di riposarmi di tanto. Lo sapete, a me non piaceva molto correre. Sabato sera il derby? Vedo il Chievo in difficoltà, ma non credo che avrà problemi di classifica. Come sempre, chiuderà il campionato in una posizione tranquilla. Ai miei tempi il derby del Bentegodi non esisteva e sinceramente non mi è dispiaciuto giocarlo. Siamo onesti, la squadra di Verona è l’Hellas, il Chievo con tutto il bene che gli voglio è un quartiere. Se giocassi contro, mi sembrerebbe di fargli un dispetto. Ho vissuto i derby di Roma, Genova e Torino: sono partite e uniche. Piuttosto mi manca quello di Milano, da bambino ti favo per l’Inter e il grande Torino. La fatal Verona? Ricordo che alla fine mi veniva da piangere perché guardavo le facce dei milanisti pieni di tristezza. Se rimpiango di non avere vinto lo scudetto 1985? Avevo smesso da qualche anno, non ce la facevo più. Sì, mi sarebbe piaciuto esserci. Magari con me non sarebbe successo… Se vado al Bentegodi da spettatore? Mai, guardo il Verona in tv. Allo stadio ci vado solo per mio figlio Gianmarco che gioca nel Venezia. Quanto mi manca il calcio? Ma guardate che la mia grande passione è il rugby. Non fanno scena come certi giocatori. Perché ho giocato a calcio? Perché era destino che lo facessi. Ma se fossi stato davvero innamorato del calcio avrei fatto una vita completamente diversa. Come mio figlio, che si allena, non fuma, non beve. Un vero professionista il sistema? C’erano molte cose che non capivo e ho sempre pagato in prima persona con multe e squalifiche. Una vita alla George Best? Guardate che lui ha copiato me”.