Come procedono gli allenamenti a casa?
"Va tutto alla grande, adesso sono tornato a Bellaria e ho anche il giardino, riesco ad allenarmi meglio. È abbastanza grande, riesco a fare bene gli esercizi che ci manda il preparatore atletico".

Lunedì si potrà andare al parco, ma non a Peschiera. Veloso ha espresso qualche perplessità, sei d’accordo con lui?
"Sono d’accordo con Veloso. Al centro sportivo hanno preso le misure per farci allenare in sicurezza, quindi avremmo potuto farlo più adeguatamente lì".

Il Verona quest’anno ha spesso dominato le partite fisicamente. La vostra preparazione vi sta aiutando a restare in forma anche in questo periodo?
"Quello sicuramente. Cerchiamo di seguire le direttive del preparatore atletico, speriamo di poter ricominciare quanto prima gli allenamenti, per rimetterci in forma".

Riviviamo gli inizi della tua carriera
"Calcisticamente sono nato a Bellaria, ho iniziato a giocare a cinque anni. Lo stadio è vicino a casa mia, sono molto legato alla mia città".

E il passaggio a Verona?
"Ho fatto l’ultimo anno a Bellaria nella Berretti, poi ho fatto uno spezzone di stagione in C2. L’anno successivo ho giocato con la Primavera del Verona, poi ci sono stati i vari prestiti, dopo i quali sono rientrato definitivamente a Verona, dove mi sono trovato e mi trovo tutt’ora molto bene. Non posso dire nulla".

Dal 2018 tutti hanno notato un cambio di passo in te.
"Dopo l’infortunio c’è stato per me un anno fondamentale. All’inizio è stato difficile, perché dopo essermi fatto male sono rientrato direttamente in ritiro. Inizialmente mi si infiammava la rotula, sono stati giorni particolari, ma gestendo gli allenamenti sono riuscito a sopportare il dolore. La scorsa per me è stata una grande annata, è andata molto bene".

Hai avuto diversi allenatori. Quanto conta Juric nel tuo processo di crescita?
"Mi ha aiutato molto dal punto di vista caratteriale: era quello che mi mancava un po’, vivere la partita per novanta minuti. Tralasciando il resto, dal punto di vista tecnico e tattico. In fase offensiva mi lascia molto libero, e per me è molto importante. In fase difensiva con me si trova bene perché sono un centrocampista, riesco a coprire bene gli spazi".

Com’è la curva del Verona dal campo?
"Bellissima. I tifosi fanno tanto casino, quella è la cosa più bella. Poi il Bentegodi è uno stadio dispersivo, sentirli così vicini all’inizio fa anche strano. Con un altro impianto per le altre squadre sarebbe ancora più dura venire a Verona".

Quale senti più tua delle due promozioni?
"L’ultima, quella dello scorso anno. La partita con il Cittadella me la ricordo dall’inizio alla fine, anche la visita a Peschiera dei tifosi il giorno prima. Ricordare quei momenti è molto bello, delle volte mi riguardo la partita".

Dopo tanti anni ti senti un po’ veronese?
"Ormai sono qui da sei anni, sono un veronese adottato (ride, ndr). Ho molti amici di Verona, è un po’ la mia seconda casa. Quando torno a casa mi dicono che ho l’accento veronese".

In ventitré partite su venticinque quest’anno sei sceso in campo.
"Quest’anno sono partito molto carico, visto il finale della scorsa stagione. Volevo ritagliarmi il mio spazio e ci sono riuscito, sono contento. E sono contento di quello che è riuscita a fare la squadra".

Torniamo a Sampdoria-Verona. Il gol è tuo?
"Io me lo prendo. La deviazione finale è stata dell’avversario e hanno dato autogol. L’importante è che sia entrata, anche se abbiamo perso. Dopo la partita i pensieri sono andati a tutt’altro, alla situazione che stavamo vivendo".

E il gol al Genoa?
"Lo aspettavo da tanto, sembrava non arrivasse più. È stata un’emozione forte, un altro momento che mi porterò dentro per tutta la vita".

Si vedeva che lo cercavi da tanto.
"In precedenza avevo avuto tante occasioni. Lo sentivo vicino, il mister mi aveva detto di non ostinarmi, che il gol sarebbe arrivato. E così è stato".

Senti di essere diventato un punto di riferimento all’interno dello spogliatoio?
"Penso di sì, e ne sono orgoglioso. Sono a Verona da tanti anni, penso sia normale".

Come ti spieghi l’affetto che ti dimostrano i tifosi più giovani?
"Ha inciso il fatto che venissi dalla Primavera. In un certo senso sono cresciuto con loro, forse è per questo".

Pensi alla Nazionale?
"Me lo chiedono spesso. È il sogno di tutti, ma penso di aver ancora uno step da fare".
Perché hai scelto la maglia numero venti?
"Inizialmente perché avevo vent’anni, al primo anno in A. Poi me lo sono portato dietro fino ad ora. È un numero che mi piace molto, che mi ha dato tanto. Non so se lo terrò: ho una mezza idea di cambiarlo, vedremo".

Chi fa più "casino" nello spogliatoio?
"Lo sanno tutti ormai: Berardi (ride, ndr). Ci fa sempre ridere e stare sereni. Poi ce ne sono altri, anche Pazzini è molto simpatico. È bello arrivare al campo la mattina ed essere di buonumore".

Cos’hai pensato quando hai colpito il palo a San Siro?
"Era una palla che non mi aspettavo, l’ho calciata come veniva. Purtroppo l’ho presa troppo bene, di collo pieno: l’avessi fatta girare forse sarebbe entrata".

Ti manca il Bentegodi?
"Penso manchi a tutti: a noi giocatori, ai tifosi. Per i tifosi era un bel passatempo venire allo stadio, per noi è la nostra vita. Quindi manca tanto".

Credi nelle bandiere nel calcio?
"Ci credo, e non escludo di restare qui a vita. Anche se non dipende solo da me, ci sono tanti fattori in ballo".

Ti piacerebbe diventare capitano un domani?
"Assolutamente sì".

Fai il fantacalcio?
"No, lo fanno i miei amici, che mi hanno conteso a inizio estate. Seguo loro". Le dichiarazioni riportate da TMW dopo la diretta Instagram dell’Hellas Verona a Mattia Zaccagni.