“Quando ci troviamo lo spirito dello spogliatoio si conferma intatto e nelle grandi società non sarebbe mai nato un senso di appartenenza così forte. Come un militare che si rivede dopo aver combattuto sul Grappa, ogni volta è un tuffo nei ricordi e negli aneddoti. Il periodo veronese rimane magico e oltre allo scudetto ripenso spesso alla mia rete al Bentegodi, con il Paok Salonicco, in Coppa Campioni. Come ho vissuto queste giornate? Mi sono dedicato molto alla lettura, in particolare Risorgimento e I Promessi Sposi. Sto facendo del giardinaggio per stare all’aria aperta, ma mi manca il trekking. Ora però il peggio è alle spalle e si può pensare di riprendere a vivere, ma in sicurezza – ha dichiarato a L’Adige, una delle leggende dello scudetto 1984/85 dell’Hellas Verona, Domenico Volpati – Ci siamo disintossicati dal pallone e dalle sue polemiche, ma credo ci siano gli spazi per finire la serie A. La Germania ci sta provando con decisione e darebbe delle linee guida. Il pallone professionistico è una macchina, anzi una galassia che dà lavoro a tante persone. Ripartire darebbe una spinta, anche emotiva, a tutto lo Stivale. In questa situazione sono rimasto deluso da certi atteggiamenti. Ridursi lo stipendio mi sarebbe sembrato un segnale importante da parte di tutti i giocatori. Purtroppo non è lo spogliatoio a comandare, ma agenti e procuratori. Quando il denaro influenza ogni scelta comincio a tremare, poi ti ritrovi questi ragazzi incapaci pure di prenotarsi da soli un treno. Le società poi cercano di tenere i giocatori lontano dalla gente, invece ai miei tempi all’antistadio c’erano centinaia di persone. Davvero non concepisco la fissazione per gli allenamenti a porte chiuse. I social? Non mi rappresentano. Sembrano avvicinare le persone, ma aumentano le distanze”.