Questo il titolo a pagina 29 de La Gazzetta dello Sport in edicola oggi. Secondo la rosea, il 28 marzo il club del presidente Maurizio Setti ha ottenuto da Banca Sistema di corso Monteforte a Milano un finanziamento di 15 milioni di euro (18.300.000 con l’IVA). Curiosamente, la cifra che il Verona incasserebbe se dovesse restare in B. Questo perché nel 2016 la Lega di A ha rivisto il meccanismo del premio assegnato alle retrocesse. Si è passati da 30 a 60 milioni, da dividere secondo questi criteri: 10 milioni alle neopromosse subito retrocesse (era il caso di Frosinone e Carpi), 15 milioni alle squadre come due anni in A negli ultimi tre e 25 milioni alle squadre con tre anni negli ultimi quattro (il caso del Verona). La parte rimasta, 15 milioni, andrà assegnata all’Hellas se non tornerà in A. Ma c’è stato un salvagente in più: il Verona – come Frosinone e Carpi – ha ottenuto il 40% del paracadute a giugno, in anticipo rispetto al solito, grazie a un’apposita delibera. E quell’anticipo, per stessa ammissione del club veronese nel bilancio, ha permesso di “disporre di risorse di tesoreria sufficienti agli impegni della società senza dover ricorrere ad altre forme di finanziamento". In parole povere: i 10 milioni anticipati del paracadute hanno garantito la continuità aziendale e hanno promesso a Setti di chiudere il bilancio con un utile di 731,704 €. Inoltre, il restante 60% (15 milioni) È arrivato entro i 15 giorni successivi alla prima giornata di campionato, a metà settembre. Nessuno ha dimenticato quanto detto da Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, nel giugno 2016: “Il crac del Parma non ha insegnato niente e quest’anno si stava ricreando una situazione identica col Verona, a cui è stato fatto il regalo di un prefinanziamento della Lega non garantito”. Alla luce di quelle parole e incuriositi da quest’operazione di factoring – assolutamente legittima e legale, tanto da essere sfruttata da praticamente tutte le aziende, non soltanto calcistiche – abbiamo chiesto (La Gazzetta dello Sport, ndr) ulteriori informazioni al Verona, per capire il perché di questa necessità di liquidità ancor prima della fine campionato. Tenendo conto che i 25 milioni di paracadute hanno permesso di coprire eventuali sofferenze, che è stata fatta cassa con alcune cessioni, che il monte stipendi è stato ridimensionato (fino al 31 dicembre erano era di quasi 15 milioni) e che lo stesso Verona ha scontato con un’altra società di factoring, Emilia Romagna Factor, quasi 3 milioni per crediti derivanti dalla campagna trasferimenti 2017-18 e 2018-19 (le cessioni pagabili nel triennio). Il Verona non ha voluto commentare la nostra indiscrezione, ma da fonti vicine alla società si è saputo che il club si sarebbe limitato ad aprire una linea di credito con Banca Sistema slegato dal paracadute e per cifre di molto inferiori ai 15 milioni. Ovviamente, aver già incassato l’equivalente del paracadute-bis non vuole dire che il Verona non voglia salire in A: infatti, la promozione frutterebbe almeno 27-28 milioni di diritti tv e proprio questo potrebbe aver convinto Banca Sistema ad accettare l’operazione prima del verdetto del campo e, soprattutto dell’iscrizione al prossimo campionato. Le mosse estive saranno indicative sulle strategie future e sullo stato di salute del Verona.