Da qualche giorno sono a disposizione i bilanci al 30 giugno 2019 dell’Hellas Verona S.p.A. e dell’Hellas Verona Marketing & Communication s.r.l., tramite i quali verificare, seppur ex post, lo stato di salute “economico-finanziaria” del nostro Verona.
Con il 30 giugno 2019, si è chiusa la settima stagione della gestione Setti che dal punto di vista sportivo ha portato alla promozione in B, seppur passando dai playoff (entusiasmanti, dal nostro punto di vista personale, che ci hanno permesso di riconciliarci con un campionato durante il quale abbiamo vissuto momenti di grosso sconforto). Dal punto di vista economico, la settima stagione dell’era Setti, si chiude per l’Hellas Verona con un utile d’esercizio di Euro 218.571 a fronte di una perdita della precedente stagione di Euro 704.959.
Ma cerchiamo di capire meglio come si arriva a questo risultato.

I ricavi caratteristici (incassi da “botteghino”) ammontano a Euro 2,5 milioni, segnando una flessione di Euro 1,6 milioni rispetto la precedente stagione. Evidentemente, la B tira molto meno della A, basti pensare che nell’ultimo campionato il Verona ha avuto 7.674 abbonamenti contro i 10.721 abbonamenti della stagione sportiva attualmente in corso.

Tra gli altri ricavi,troviamo i contributi in c/esercizio che per una “neo retrocessa” significa “paracadute”. Si precisa peraltro che “a decorrere dall’esercizio 2018-2019, le società che usufruiscono del c.d. paracadute si impegnano a versare alla LNPB una percentuale del 20% di quanto ricevuto a tale titolo; poiché tale delibera è stata assunta a stagione iniziata”… il Verona “ha ottenuto la riduzione a Euro 1,15 milioni”.

Proseguendo nell’analisi degli altri ricavi, si notano proventi da sponsorizzazioni per Euro 1,950 milioni (sponsor ufficiali e Macron), in aumento rispetto a Euro 1,2 milioni della stagione precedente. Buon segnale.
Ancora, i ricavi da cessione diritti audiovisivi e mutualità ammontano ad Euro 6 milioni (Euro 28,9 milioni nel 2017-2018, in A): flessione inevitabile.
I ricavi legati alla “gestione” dei calciatori comprendono ricavi per cessioni temporanee per Euro 475 migliaia, plusvalenze da cessione giocatori per Euro 5,4 milioni e altri proventi da gestione calciatori per Euro 3,5 milioni.
Nel soffermarci su questa voce, vogliamo far notare che le plusvalenze del nostro Verona, poca cosa rispetto ai bilanci di altre società, riguardano Fares (Euro 2,6 milioni)e Valoti (Euro 2,5 milioni) entrambi ceduti alla SPAL Ferrara. Altre minori plusvalenze riguardano Caracciolo (Euro 0,1 milioni) e Souprayen (Euro 0,2milioni).

Si evidenziano anche gli Altri proventi da gestioni calciatori, come detto pari a Euro 3,5 milioni,che riguardano premi di rendimento e valorizzazione maturati dalla Società per quasi Euro 2 milioni (purtroppo non è disponibile un dettaglio) e a contributi di solidarietà verso Società terze per trasferimenti in ambito internazionale per Euro 1,5 milioni (tra cui Jorginho Frello per Euro 1,4 milioni, altri piccoli importi per Gollini, Behrami e Iturbe). Tale “sorpresa” potrebbe manifestarsi anche in futuro se qualche nostro ex giocatore dovesse essere ceduto all’estero, anche se le cifre relative alla cessione diJ orginho Frello al Chelsea sono difficili da raggiungere.
Fin qui i ricavi. Passiamo brevemente ai costi evidenziando come il costo del personale si sia assestato a fine stagione a Euro 21 milioni di cui Euro 20 milioni per tesserati (Euro 26,3 milioni nel 2017-2018). Peraltro, il costo del personale è influenzato da compensi variabili legati ai risultati sportivi per circa Euro 2,5 milioni, segno che in caso di mancata promozione la riduzione del costo dei tesserati sarebbe stata più elevata.

Sull’esercizio hanno inoltre pesato il contributo alla Lega B di Euro 3 milioni dovuto dalle promosse in A, costi per acquisizione temporanea di giocatori per Euro 954 migliaia (Euro 28 migliaia nell’anno precedente), tra cui Samuel Di Carmine per Euro 400 migliaia, premi di rendimento per Euro 1.475 migliaia (collegati per Euro 940 migliaia alla promozione in A e per Euro 535 migliaia alla disputa di gare ufficiali di Lee Seung Woo). A proposito, la cessione di Lee ha permesso la realizzazione di una plusvalenza di Euro 950 migliaia, rilevata nell’esercizio in corso.
Dal punto di vista economico si evidenzia comunque un’estrema attenzione al contenimento dei costi, politica che prosegue anche per la stagione in corso come evidenziato anche nella relazione sulla gestione.
Da un punto di vista patrimoniale finanziario ci preme evidenziare alcuni aspetti rilevanti. Il valore contabile dei giocatori di proprietà ammonta complessivamente ad Euro 8,9 milioni, tra cui Euro 2,46 milioni per Dawidovicz, Euro 1,5 milioni per Samuel Di Carmine, Euro 974 migliaia per Ragusa (peraltro già entrati in ammortamento), Euro 701 migliaia per il giovane Franchetti (contratto risolto nel luglio 2019).
Proseguendo nell’analisi dello stato patrimoniale, troviamo come il Verona abbia fatto anche investimenti nell’esercizio appena concluso, per Euro 1,4 milioni circa(gran parte legati alla nuova sede di via Olanda), e nell’acquisto dell’11% residuo di HVMC per Euro 1,2 milioni (acquisto di cui abbiamo in passato già dato notizia).
I crediti verso HVMC, per la cessione del marchio avvenuta nel 2013, ammontano a Euro 10 milioni, in riduzione rispetto allo scorso esercizio (Euro 12 milioni). Per tali crediti è “in via di definizione il piano di ammortamento del debito della controllata”.
I crediti verso altri derivanti dalla cessione di giocatori ammontano ad Euro 8,5 milioni, di cui Euro 6,6 milioni verso la SPAL (per Fares, Valoti e Viviani). Al tempo stesso, vi sono debiti per acquisti giocatori per Euro 8,6 milioni, segno che le operazioni di mercato sono fatte sulla base di quanto si riesce a incassare dalle cessioni. Tra i debiti principali, Euro 2 milioni verso il Perugia (Di Carmine), Euro 1.050 milioni verso il Sassuolo (Ragusa), Euro 3,2 milioni verso il Benfica (Dawidowicz).
Dalla lettura del bilancio non emergono ritardi nel pagamento di imposte, ritenute e contributi previdenziali. I debiti verso i giocatori, in aumento rispetto la scorsa stagione per effetto dei premi legati al raggiungimento della A, sono saldati nei mesi successivi. L’indebitamento è complessivamente pari a circa Euro 6 milioni, in aumento rispetto l’esercizio precedente dove però si deve tener conto che il Verona aveva ricevuto l’anticipazione di Euro 10 milioni del paracadute.
Unico elemento da monitorare è l’incremento dei debiti verso fornitori (Euro 3,1 milioni a fronte di Euro 1,2 milioni).
Per quanto riguarda i rapporti con il Comune di Verona, il Verona deve circa Euro 2,7 milioni da cui detrarre l’importo speso per lavori straordinari effettuati sull’impianto sportivo del Bentegodi. È in corso una CTU per definire le rispettive posizioni creditorie / debitorie.
Ne emerge un quadro sostanzialmente positivo e prudente, certo che non lascia sperare in colpi da top player ma che permettono forse di guardare al futuro con maggiore serenità, anche se lo sviluppo del nostro Verona passa sempre dai risultati sportivi e da eventuali operazioni sul mercato che possano permettere l’afflusso di risorse da investire.
Qualche ombra invece deriva ancora dal bilancio di HVMC, che chiude con una perdita di Euro 857 migliaia (perdita di Euro 389 migliaia nel 2017-2018). Ritorneremo per i dettagli, in questo momento ci preme sottolineare come la B ma anche la pesante contestazione alla proprietà della scorsa stagione si possono misurare in una riduzione dei ricavi di HVMC di circa Euro 1,5 milioni. Fonte: veronacolcuore.it