Una vecchia soffitta, il pavimento ingombro di ritagli di giornale, un subbuteo, una scatola di dischi, zaini di scuola per l’uso e consumo di bibite fortunose e pasti estemporanei, altre cianfrusaglie: l’ambiente di una memoria che va rimessa in ordine, un ambiente fermo a una domenica di circa 34 anni prima, l’anno dello scudetto di una squadra leggendaria, una provinciale di lusso a cui però nessuno avrebbe dato il credito di una gloriosa “cavalcata” sportiva. Due amici, accomunati dalla passione per il calcio, per il tifo e per lo stadio, entrano nel buio di questo luogo per tornare con i ricordi a quel tempo là, a quel momento là, a quella stagione calcistica 84/85, in cui l’Hellas Verona, o più semplicemente “il Verona”, allenato da Osvaldo Bagnoli, stravolgeva pronostici e travolgeva le avversarie accreditate, per rincorrere il sogno di tanti Davide che ambiscono alla vittoria sui giganteschi Golia di un calcio spumeggiante e traboccante di denaro, finendo per vincere quel campionato in una domenica di maggio del 1985. E così, in un gioco di confronti ed evocazioni sul filo di una gioia malinconica, sulle note di canzoni che durarono lo spazio di un’estate e sullo sfondo di fotogrammi color nostalgia e di una cronaca nazionale che incalzava tra facili entusiasmi e tonfi inimmaginabili, i due amici ripercorrono partita dopo partita la grande impresa, fino alla sorpresa finale, che per entrambi, in modi diversi, segnò quell’anno e segnò quella domenica di maggio.