Dalle stelle alle stalle. In soli 90’. È bastata una sconfitta a far riemergere dal letargo i lamentoni. Specie quelli da tastiera. Una razza unica nel genere e nella forma. Altroché il calcio: è questo oramai il vero sport nazionale. Il 2-0 subito allo stadio Rigamonti di Brescia ha lasciato l’amaro in bocca, questo è innegabile, considerato l’avversario e vedendo il primo tempo dove i gialloblù potevano anche chiuderlo in vantaggio. Nella ripresa poi sono emersi i limiti della panchina della squadra di Juric, un gruppo parso poco lucido e sulle gambe. Per stessa ammissione dell’allenatore di Spalato. Le assenze poi di Amrabat e Pessina, insieme a quella di Borini a gara in corso, si sono fatte sentire, come la mancanza di reattività non solo nelle gambe dei ragazzi dell’Hellas. Ma arrivare ad additare Veloso e compagni di mancanza di impegno con frasi del tipo “vergogna” “iniziano i regali” “che figuraccia” “calcioscommesse” è un segnale inequivocabile che qualcuno ha perso la bussola. La stagione esaltante della squadra di Juric ha, si vede, cambiato il palato e l’obiettivo di taluni che ambivano all’Europa al posto di “godere” di una salvezza raggiunta con ben 9 giornate d’anticipo. Un traguardo a dir poco insperato ad inizio stagione. È inutile oggi fare drammi e gridare allo scandalo, quando sino a sabato erano solo elogi per i ragazzi di Juric. Meglio quindi tornare alla realtà che vede l’Hellas Verona già salvo.