“Bisogna usare il buon senso. Io non dico che non si debba ricominciare il campionato, ma che lo si deve fare in sicurezza. Il punto non è il protocollo in sé, ma il fatto che siamo quasi a fine maggio e che le forzature non servono a niente. Mi passi il paragone, ma è come se si volessero fare diventare di 12 ore le giornate, che ne hanno 24. Un calendario come quello ipotizzato non è applicabile: si rischiano soltanto infortuni a catena. Bisogna trovare soluzioni diverse. Una può essere quella dei playoff e dei playout. In ogni caso la UEFA aveva indicato il 2 agosto come data limite per potere giocare le coppe e si può anche ragionare con la UEFA di questo. Io sono di questo parere: per finire questa, facciamo tutti i compromessi possibili, a cominciare dalle porte chiuse. Ma non mettiamo a repentaglio il resto. E se la prossima stagione non si potrà giocare con gli stadi aperti, lasciamo perdere. Abbiamo già aspettato oltre due mesi, non saranno due mesi in più a cambiare la sostanza. Il trionfalismo sulla Bundesliga mi pare fuori luogo. Gli stadi vuoti in diretta tv sono una tristezza e le scene dei calciatori frenati in tutto, a cominciare dalle manifestazioni di entusiasmo. La ripartenza è stata importante, per carità, ma è anche una forzatura. Si sono presi grandi responsabilità, lo può confermare anche il preparatore atletico più inesperto. Sei infortuni nella prima giornata, oltre a quelli che altre squadre, come il Borussia Dortmund, avevano già accumulato durante l’inizio degli allenamenti. C’è anche un precedente vistoso: quando ci fu lo sciopero della Nfl, il campionato americano di football, e ai giocatori fu proibito di allenarsi, la percentuale di infortuni seri al rientro in attività fu altissima. Lo ripeto: medici sociali e dirigenti hanno responsabilità penali, ad esempio anche per i contagi indiretti. Siccome noi vogliamo rispettare la legge, vogliamo anche chiarezza. Vogliamo tornare a giocare, ma non a qualsiasi costo e non per forza subito. Cerchiamo anche altre soluzioni» ha dichiarato a La Repubblica, il presidente dell’Udinese, Giampaolo Pozzo.