“Io portafortuna? Si dai… però è riduttivo: prima di tutto sono un calciatore. E se poi vinco anche, è meglio o no? Verona non è una città ed un club di Serie B, c’era tutto per andare in A e noi abbiamo dovuto solo pensare a giocare a calcio per tornarci. Io sono un po’ pessimista per natura e c’è stato un momento che ho temuto di finire ai playoff, invece siamo tornati quelli forti di iniziò stagione, con il giusto entusiasmo. Pecchia mi ha fatto giocare nel momento più delicato, io mi sono fatto trovare pronto: non importa quante partite fai, ma come le fai – ha dichiarato Troianiello a La Gazzetta dello Sport – Pazzini il nostro leader? Lui e Coppola sono quelli che ci guidano. Poi quando nello spogliatoio c’era da sdrammatizzare toccava a me. Uno scherzo che ho fatto quest’anno? A parte i soliti tagli dei vestiti, perché qualcuno come Albertazzi si veste proprio male, un giorno abbiamo bruciato una maglietta ad un compagno. Non stavamo andando bene, ridere un po’ ci ha aiutato. Coro dedicato a me? Non solo nello spogliatoio “Ma quante è bello Gennaro Troianiello” anche i tifosi del Verona me l’hanno cantato. Come è nato il rito della maglietta strappata? A Sassuolo. Facevo palestra, mi sentivo come Hulk. Era un gesto di liberazione. A chi dedico la Serie A? A Sofia, la mia bimba. Fedelissimo di Fusco? Ci siamo conosciuti ad una cena circa dieci anni fa e da allora siamo molto amici. Programma per l’estate? Subito a Napoli per il battesimo di Sofia. Dove strapperò la sesta maglietta? Sono a fine contratto, il mio sogno è quello di restare per debuttare in A: dopo cinque promozioni me lo merito! Ma se qualcuno vuole vincere la B, sa chi deve chiamare: ma quanto è bello Gennaro Troianiello?”.