“In questi cinque anni ho messo su qualche chilo (ride, ndr)! Scherzi a parte, è cominciata una nuova vita e mi sto godendo di più la famiglia, aspettando che salti fuori un’occasione per rimettermi in gioco nel mondo del calcio. Il ruolo di opinionista comunque mi diverte. L’allenatore? Ho preso il patentino, ma ho visto che alcuni miei compagni sono invecchiati davvero velocemente dopo esserlo diventati. L’Hellas Verona? Il rapporto con i tifosi gialloblù è stata una cosa bella e spontanea. Quando sono arrivato ero a fine carriera e in molti pensavano fossi un giocatore finito, però poi è nato un bel legame e insieme ci siamo tolti tante soddisfazioni nell’arco di tre anni in cui ho vissuto una seconda giovinezza. Penso per esempio alla classifica cannonieri vinta con una squadra che lottava per la salvezza, un traguardo raggiunto grazie ad un grande gruppo ed a una tifoseria che mi ha spinto tantissimo: farlo con una “big” non avrebbe avuto lo stesso sapore. So che per la gente dell’Hellas sono stato un giocatore importante perché in occasione della partita contro la Juventus mi hanno dedicato uno striscione, un omaggio molto raro in una piazza per cui i giocatori sono solo di passaggio mentre la squadra è per sempre. La fascia da capitano? Come detto i giocatori passano, ma è bello lasciare il segno nelle società in cui si milita. Al Verona ora ci sono dei record da battere che ho stabilito io, quindi sono felice di essere entrato nella storia di un club così importante. I miei figli sono cresciuti a Verona e ci siamo goduti la città. Io sono riuscito a fare molto bene in campo anche perché sia io che la mia famiglia stavamo bene fuori. Lì ho ancora tanti amici e spero di poter tornare al più presto per fare una cena e magari andare anche al Bentegodi. Nell’Hellas di oggi vedo la grinta che caratterizza questo club, anche se penso che gli attuali giocatori del Verona siano sfortunati in quanto pur giocando molto bene non lo possono fare davanti al pubblico gialloblù, una piazza che ti dà calore dal primo all’ultimo minuto. Juric? Ha trovato un ambiente ideale ed è stato bravo, insieme al direttore e alla società, a trovare i giocatori giusti per lui. Mi piace il suo modo di giocare, la sua è una squadra grintosa, che corre e attacca, caratteristiche che piacciono ai tifosi dell’Hellas. Credo che Juric in questi due anni abbia fatto qualcosa di stupendo: pur cambiando i giocatori, chi arriva a Verona entra subito nella mentalità del tecnico e questo si vede. È un tecnico sanguigno come era Mandorlini, anche se Ivan è forse più “moderno”. Giocare a porte chiuse? Per il mondo del calcio la cosa peggiore di questa pandemia è senz’altro l’assenza dei tifosi: ieri per esempio ho visto la semifinale di Champions tra Chelsea e Real Madrid, ma dopo un po’ avevo voglia di cambiare canale perché senza la gente allo staio non è la stessa cosa. Credo che sia stata molto dura e triste sia per i tifosi che per i giocatori. Spero che a breve si possa riportare la gente allo stadio. Veloso? Ero al Genoa insieme a Miguel e si vedeva che aveva grande qualità: ha un sinistro veramente magico. Bravo Juric a portarlo a Verona, dove è diventato il leader della squadra. Di recente ho visto anche Zaccagni e gli ho fatto i complimenti, però secondo me può crescere ancora molto perché ha un potenziale incredibile, inoltre è uno dei pochi giocatori che in Italia salta l’uomo. Pazzini? Gli ho detto di godersi il momento e la famiglia e di capire cosa fare “da grande”, ma con calma. Spero che possa tornare nel mondo del calcio” ha dichiarato il vice sindaco di Verona, Luca Toni, ospite a Salotto Gialloblù.