“La mancanza totale del calcio è una perdita d’identità. Il calcio ci permette di costruire una narrazione alternativa delle nostre vite, di avere tipi umani cui riferirci, una comunità in cui riconoscerci. Ci sono i tifosi della Juve con la loro frustrazione nel momento in cui non vincono, perché ritengono che farlo sia un loro diritto. E ci sono io, che tifo Hellas, una squadra che fa dello spirito di lotta il fondamento della propria storia. Il calcio rassicura la nostra vita, ci fa uscire dall’ordinario, ci condiziona nell’umore, nello stato d’animo. Tutto questo ora non c’è. Il calcio è un’ossessione, una specie di oppiaceo mentale. Niente partita, niente dipendenza, niente ansie prima, niente recriminazioni, dopo, se va male… Il tifoso, soprattutto quello di squadre non “metropolitane”, teme sempre che qualcosa vada storto – ha dichiarato al Corriere di Verona lo scrittore Tim Parks – Il ritorno al regolare svolgimento del campionato sarà un segnale del recupero della normalità delle nostre vite. Il calcio è ambivalente: ci fa soffrire e gioire, occupa i momenti di vuoto, riempie e toglie. Per gli italiani, e non solo, non sarà mai irrilevante. Spalti deserti? sul primo spaesamento, quando non c’è il pubblico, è per i giocatori. Che motivo c’è di avere tutto quel talento da mostrare se non hai nessuno che possa incoraggiarti e guardarti? Andare in campo non ha più significato. Per il tifoso, la televisione è uno strumento, un surrogato. Lo stadio è il luogo in cui si officia il rito”.