“Hanno giocato male? Se sono stati penosi come sento, è un guaio. Anche se poi per un tifoso dell’Hellas più che la qualità delle prestazioni è sempre più importante la passione che la squadra mette in campo. Se non c’è quella, non ci si stupisca del malcontento. Quando una persona segue il verona, sa già che dovrà scordarsi di vincere con facilità, di competere per i più grandi traguardi. Ma non gliene frega nulla: è una questione di identità. Aldilà della categoria, l’Hellas è qualcosa che fa parte di te. Non essere promossi sarebbe una delusione sportiva, ma il Verona c’era ieri, c’è oggi e ci sarà domani – ha dichiarato lo scrittore inglese Tim Parks a La Gazzetta dello Sport – La contestazione di alcune settimane fa? Mi dispiace, anche se poi bisogna interpretare certi gesti come una manifestazione di attaccamento ai colori, che valgono sempre più di qualsiasi interprete che passi per il club. Le contestazioni sono momenti amari, ma significano che la gente è sanguigna, che non hai un pubblico che se ne sta sul divano, insensibile a qualsiasi cosa tu faccia. Che cosa piace al tifoso del Verona? Magari ci si lega meno al campione di grande tecnica. Si vuole vedere qualcuno che si consuma per la maglia. Mi riferiscono di questo Zuculini: ecco, lui rappresenta un esempio ideale. Magari, nel suo ruolo, non sarà un Nobby Stiles o Paul Ince, ma ci mette l’anima. Peccato si sia infortunato. Se mi manca il Bentegodi? Mi manca l’urlo dello stadio, l’aria che lo circonda prima della partita, il senso di fratellanza che si percepisce in Curva Sud. Da tempo non vado a vedere il Verona dal vivo. Ho un desiderio: essere al Bentegodi, per assistere a una partita decisiva del Verona. Con la speranza di festeggiare qualcosa di grande. Se l’Hellas ce la farà ad andare in Serie A? Il mio ultimo libro s’intitola “In extremis”. Mi auguro che proprio in questo modo il Verona sia promosso”.