“Tommy m’ha portato fortuna: ho parato il primo rigore della stagione. Impossibile non creare un rapporto speciale con lui. Tommy è di una simpatia unica, è sempre sorridente. Mi ha insegnato una cosa: a noi giocatori basta poco per fare tanto. Il mio segreto dei rigori? Ad aiutarmi è la capacità di non buttarmi in anticipo. Tolgo qualche riferimento al tiratore, anche se muovermi in anticipo è difficile. Quando ho iniziato a parare i rigori? In Inghilterra, al Leeds. Il club inglese manca dai livelli più alti da tempo, ma è una società con una storia immensa. Ad Elland Road lo stadio è sempre esaurito. Dal punto di vista personale, l’esperienza è stata formativa: ho conosciuto un altro mondo, un’altra cultura – ha dichiarato il portiere dell’Hellas Verona, Marco Silvestri, a La Gazzetta dello Sport – Come me la cavo con l’inglese? Mi ha aiutato la mia compagna Sofia. Lei è di origine marocchina, parla correttamente l’italiano, il francese, l’arabo e appunto l’inglese. Non ci fosse stata lei, sarebbe stata dura. Al Leeds, in Coppa di Lega, ne avevo respinti tre al Norwich e c’eravamo qualificati per i quarti. Siamo andati a giocare ad Anfield con il Liverpool, che brividi. Quanto al Chievo, ho uno splendido ricordo: è una famiglia. Mi hanno permesso di maturare, finché non sono stato ceduto al Cagliari. Chiaro che rispetto all’Hellas è tutto diverso: la pressione qui è forte, la città ti segue visceralmente, i tifosi sono esigenti, ed è giusto che sia così. Vivono il Verona come una religione. Sono cose che mi caricano. Il Padova? Domenica affrontiamo una squadra che è stata ribaltata dal mercato. Hanno migliorato la rosa, ci aspetta una battaglia simile a quella di Foggia. Servirà aggiungere parecchio temperamento alla qualità tecnica. Se era il lato caratteriale a difettarci in passato? Dovevamo assemblarci. Un organico tanto rinnovato un prezzo non poteva non pagarlo, a prescindere dal valore che abbiamo, che è fuori discussione. C’era bisogno di tempo. Ora siamo pronti, la svolta nei risultati lo dimostra. La Serie B chiama la lotta, andare in A è roba tosta, e noi ci siamo. Se ho mai parato un rigore a Pazzini? Qualche volta ce l’ho fatta (ride, ndr) ma in allenamento… In partita, il Pazzo è micidiale. Calcia forte e angolato: la sua statistica non mente. In caso di Serie A, che regalo farò al piccolo Tommy? Lo porto dove gli va, potrà scegliere quello che vorrà. Dopo la maglia, magari, gli darò pure i guanti, ma gli ho spiegato che fare il portiere è una cosa complicata: uno come lui deve giocare in attacco”.