Nella finestra quotidiana sul profilo Instagram di Hellas Live (ore 18), ospite l’ex difensore gialloblù, Lorenzo Sibilano.

“A volte bisogna trovarsi nel posto giusto al momento giusto e nei miei anni in gialloblù, ho incontrato sul mio cammino diversi problemi societari. Ma ricordo sempre con grande affetto la mia esperienza a Verona, una piazza che vive di calcio. Purtroppo in quegli anni pagammo dazio a causa dei ribaltamenti frequenti ai vertici del club. L’anno della retrocessione? Partimmo con Ficcadenti, poi alla sosta arrivò Ventura ed ad un certo punto eravamo davvero convinti di farcela a mantenere la categoria. La tragedia Raciti sconvolse il calendario e qualche passo falso lo pagammo a caro prezzo, nonostante riuscimmo a conquistare 37 punti da gennaio in poi, una media da Serie A. Un anno maledetto, credimi il rammarico c’è ancora. Sono convintissimo che se ci fossimo salvati, l’anno dopo avremmo fatto un grandissimo campionato. Con Ventura si giocava a memoria, il suo 4-2-4 era tanta roba. Lo spareggio d’andata? Impossibile dimenticarlo…. Passammo in vantaggio con un mio gol, poi sbagliammo occasioni clamorose con Cutolo, Nieto e Pulzetti. Nella ripresa entrò Do Prado e ci mise in grossa difficoltà, l’assoluto protagonista dello Spezia. Nella gara di ritorno giocammo quasi ad una porta sola, ma il portiere Santoni paró l’impossibile. Ancora oggi mi dispiace davvero tanto, ma anche questo purtroppo fa parte del calcio – ricorda l’ex difensore dell’Hellas Verona, Lorenzo Sibilano – L’anno dopo ci trovammo così in Serie C, una categoria molto difficile, specie se non ti cali nel modo giusto nella parte. I nomi in Lega Pro non contano e noi lo dimostrammo. Alcuni accusavano ancora la retrocessione e nonostante il sostegno dei tifosi gialloblù, sempre presenti, si pensava di vincere le partite con i nomi od il blasone della piazza, ma non era così. I nostri avversari contro l’Hellas Verona facevano sempre la partita della vita. Sarri? Ho un ricordo fantastico del mister, curava tantissimo i dettagli ma non era la situazione ideale in quel momento. Con lui avevo un rapporto molto intenso, si confidava tanto con me. Ma come nel caso di Colomba, pagó la mancanza di risultati. Lo spareggio di Busto? Giornata indimenticabile. Un pagina di storia. Il tifo a Verona nei confronti dell’Hellas è a prescindere dalla categoria, come recita una famosa canzone che cantano in curva. Questo dimostra quello che prova la gente che ha a cuore l’Hellas. Alla fine della partita, per cercare il gol, feci anche l’attaccante e nell’azione del pareggio presi un forte colpo alla nuca, che mi tramortì. Venne Comazzi ad abbracciarmi dopo la rete di Zeytulaev. Che gioia! Pensa che quando l’arbitro riguardò la partita, disse che l’azione era da fermare considerato il forte trauma che avevo subito. Per fortuna è andata come tutti sappiamo ed in pieno recupero, nonostante il colpo subito, ricordo che saltavo in alto in cielo come nulla fosse, trasportato dall’adrenalina e dai tifosi gialloblù. Una sensazione fantastica. L’Hellas di oggi? Ai ragazzi che alleno dico sempre di guardare come giocano l’Atalanta e l’Hellas. Mi piace tantissimo. Intensità nelle manovre, sempre la propria identità contro chiunque, è davvero un piacere vederli giocare. La società ha lavorato molto bene, sia come scouting che settore giovanile. Lo dimostrano Amrabat, Rrahmani e Kumbulla. L’esperienza di Cassano a Verona? Dovevano correre per lui (ride, ndr) ma le sue qualità non si possono minimamente discutere. Antonio aveva una marcia in più. Dentro di lui però si era spento qualcosa e non era in grado più di fare certi sacrifici, specie dal punto di vista mentale. Avrebbe avuto l’occasione a Verona di regalare grandi giocate, come lui sa fare. Di errori ne ha fatti, ma a Verona ha dimostrato maturità: non potendo dare all’Hellas quello che la piazza pretendeva, ha deciso di farsi da parte”.