“Uno che resterà più famoso non per il gol che ha fatto con il Milan ma perché ha portato la merenda con gli involtini di cane”. Parole, quelle pronunciate in un programma andato in onda il 7 maggio scorso su un’emittente locale, che hanno mandato su tutte le furie Seung-Woo Lee, l’attaccante sudcoreano reduce dalla prima, sfortunata, stagione con l’Hellas. “Un’offesa infamante e pronunciata in mia assenza”, sostiene il giocatore, al punto da averlo indotto a rivolgersi alla magistratura sporgendo denuncia nei confronti di due giornalisti (colui che ha pronunciato la frase “incriminata” e il conduttore della trasmissione “in quanto non si è dissociato da quelle parole”) per il reato di “diffamazione aggravata da finalità di discriminazione e/o odio etnico e razziale”. Al dettagliato esposto querela che attraverso il suo legale ha depositato qualche giorno fa in procura, Lee ha allegato anche il file video del programma tv durante cui, spiega nero su bianco, “mi è stato rivolto un attacco subdolo, volgare e motivato non dalle prestazioni calcisti- che ma dalla mia appartenenza a un determinato gruppo etnico” – si legge sul Corriere di Verona – L’8 maggio è stato il direttore operativo dell’Hellas, Francesco Barresi,a far visionare al- l’attaccante l’estratto della trasmissione tv “che conteneva – si legge nella querela – un’asserzione incresciosa e dal contenuto estremamente denigratorio e umiliante sia nei miei confronti nonché in quelli del mio paese natale, del mio popolo, della mia terra”. Con quella frase “è stato leso il mio onore nonché la mia immagine di calciatore professionista”, afferma la punta gialloblù. “Svolgo la professione di calciatore dal 2010, anno in cui lasciai giovanissimo la Corea del Sud per trasferirmi in Spagna dove ho militato nel Barcellona dal settore giovanile fino ad approdare nel 2016 nel Barcelona B, nella segunda division spagnola… Nell’agosto 2017 il mio cartellino è stato acquistato per una cifra importante dall’Hellas, mi avevano cercato altre squadre europee ma ho deciso di venire a Verona per la storia e il fascino di questo club“. Non si aspettava certo di retrocedere in B né, tantomeno, di rivolgersi ai pm per denunciare che “in mia assenza e senza che avessi la possibilità di percepire in alcun modo le accuse infamanti mosse nei miei confronti, è stata divulgata su di me un’offesa consistente nella vergognosa attribuzione di uno stereotipo razziale, peraltro privo di alcun fondamento”: dichiarazioni che, per Lee, “a null’altro paiono ispirate se non a suggerire l’idea di inferiorità originaria della persona per lo stereotipo etnico secondo cui tutti gli asiatici mangerebbero i cani e quindi rappresenterebbero un popolo ‘inferiore’”.