“Nel sesto anno dal mio insediamento a Verona, ci sono purtroppo delle macchie da chiarire e mi dispiace. Nella prima intervista fatta a Verona, ho espresso cosa vuole dire fare calcio per me. Quando sono arrivato non c’era una società, ho trovato una persona in grandissime difficoltà economiche e purtroppo fisiche, che cercava qualcuno che facesse calcio per passione. Sono figlio di un operaio che si è fatto da se, do da mangiare a 250 famiglie, sto bene, non mi manca niente. Oggi faccio calcio da dietro ad una scrivania ed al Verona collaborano con me circa 50 persone. Tra le tante domande che mi sono giunte via mail (presidente@hellasverona.it) rispondo a questa. Come mai ci sono stati cambiamenti negli investimenti sul Verona? Dal mio arrivo possiamo dire che è un stato un cammino trionfale, ho preso la società in Serie B, primo anno promozione in Serie A, poi due anni facendo campionati di una certa qualità e livello. Oltre alla cifra spesa per acquistare il Verona, ho messo risorse a disposizione in più – ha dichiarato il presidente dell’Hellas Verona, Maurizio Setti, a Hellas Channel – Con Sogliano e Mandorlini sul campo nulla da dire, sul conto economico da c’è invece riflettere. Possiamo dire che abbiamo fatto un anno e mezzo bene, ed un altro anno e mezzo male. Nel primo dovevamo vincere e ci siamo riusciti, nel secondo siamo partiti fortissimi e a metà anno eravamo già salvi. Si vende Jorginho e penso che abbia un ottimo affare il Verona, decidiamo di reinvestire subito i soldi per comprare giocatori e per fare qualcosa di ancora più importante. Ho dato il mio benestare, è vero, però a fine anno mi sono trovato che certi giocatori sono costati tanti soldi rispetto ai minuti giocati. Se fossi Moratti per possibilità economiche e obiettivi da raggiungere, avrei dovuto secondo certe persone continuare a fare questo tipo di investimenti che sono però a perdere. Come Marquinho ad esempio, dove abbiamo speso 800.000 euro netti per avere forse tre punti in più e non ci ha cambiato il nostro campionato. Abbiamo fatto un ottimo finale di campionato ma ci ha indebolito economicamente. Potevamo investire sul settore Giovanile ad esempio ma alla fine dell’anno non avevamo disponibilità. Il calcio d’oggi, e lo dimostrano tutti i giorni imprenditori più importanti di me, non è più spendo più ottengo, il passaggio è: devo dare stabilità economica. Oggi il calcio è stabilita economica e possibilità in base alla città. Non me ne vogliate. Lo scudetto non si vincerà più a Verona e questo comporta che devi gestire un’azienda che ha profitti e ricavi. Mi fa poi ridere quando sento la gente che parla di soldi del paracadute “mangiati” – continua Setti – Dopo tre anni di Sogliano, ci siamo trovati in una condizione con un monte ingaggi che era arrivato a 38 milioni, con un ricavo 27/28diritti tv, più la gestione del Verona costa circa 10 milioni l’anno, ho dovuto trovare una soluzione. Abbiamo fatto male per un anno e mezzo, Sogliano lo sa, è una a cui persona voglio bene, ma non stava avendo il bene della società. Non abbiamo investito meno ma siamo stati più attenti. Non è una critica e non c’è da vergognarsi. L’ho sempre detto, non ho gli occhi a mandorla, le mie possibilità sono queste. Ho il difetto di parlare poco ma non mi interessa, per me resta una passione e delego i miei collaboratori. Da buon padre di famiglia, penso prima all’azienda e non al giocatore più importante o meno”.