”Sono felice di tornare a giocare, non ne potevo più di non vedere calcio. La mia squadra torna in campo, pur senza il nostro fantastico pubblico, ma ci dobbiamo abituare. I tifosi quest’anno hanno dimostrato il vero sentimento verso questa squadra. Giusto riprendere? Il calcio deve essere portato avanti in un modo coerente, per me è più che lecito che il campionato riparta. Vinca il migliore. Il calcio è la terza industria italiana dove ci lavorano migliaia di persone, con stipendi normali. Con onestà e capacità dobbiamo dimostrare dove possiamo arrivare – ha dichiarato il presidente dell’Hellas Verona, Maurizio Setti, sul canale Spotify del club gialloblù – Finale di coppa Italia Primavera? È una cosa bellissima. Il Settore Giovanile è sempre stato un mio obiettivo. Essere in finale è una grande cosa, ho spinto e lavorato perché questa finale venga giocata. Dovrebbe disputarsi nella prima metà di agosto. Il contratto triennale di Margiotta? È un segnale di continuità e programmazione, la base su cui lavorare. Ha dimostrato di meritare il rinnovo e di avere le capacità di far crescere un movimento importante. Stadio senza tifosi? Stiamo lottando per fare in modo che almeno una parte dei tifosi possa accedere allo stadio i primi di luglio. D’Amico? È un’ulteriore mia scommessa. Lavora sodo e non ama apparire. Ha tante qualità e l’ha dimostrato. È un direttore apprezzato, si è fatto valere, vuole il bene del Verona e del club. È molto allenato con me. C’è un bellissimo rapporto tra me e lui, il rapporto andrà avanti. Mai vinto a porte chiuse? Lo so e mi auguro sia l’anno buono. È il momento giusto per sfatare questo tabù. Ho vissuto la partita di Genova, una gara strana. Prima di quella partita, il nostro è stato un campionato di certezze, dove te la giocavi contro chiunque. Il calore che riescono a trasmettere i tifosi del Verona è importante, nutrono grandi sentimenti. La partita contro la Juve, la porterò sempre dentro di me. Noi siamo consapevoli che abbiamo una squadra che deve lottare in primis per la salvezza matematica. Poi ci divertiremo e questo finale di campionato ci potrebbe far godere sino alla fine. Più presente a Verona? Un’industria deve avere un comandante. Per anni l’ho vissuta come passione, ma già prima del Covid-19 ho iniziato un altro percorso. Vengo dalla strada, so cosa vuol dire il sacrifico. Sto cercando di fare quello che ho promesso otto anni fa: settore giovanile, sede e centro sportivo. Sono un malato di calcio, ma non mi reputo un intenditore anche se ho vinto tutte le categorie. Che Cagliari affronteremo domani? Mi piacerebbe saperlo… Troveremo una squadra forte e la gara d’andata l’ha dimostrato, una partita molto tirata. Come sono cambiato? Sono cresciuto molto in questi otto anni a Verona, ho capito certi errori che ho commesso. Le collaborazioni hanno una importanza vitale, serve sempre il confronto per migliorarsi”.