La moviola in campo, o come ormai è diventata famosa, il VAR, sarà la grande protagonista della nuova stagione di serie A che inizia domani. Una novità che attirerà molte attenzioni e per la quale Popi Bonnici chiede “due mesi per capire”. Il regista dei registi della Serie A ha le idee chiare e in una intervista odierna a Repubblica. “Si è corso un po’ troppo – spiega -, ma ora bisogna partire. Avrei preferito più sperimentazione, però ormai ci siamo. Ma la definizione finale del protocollo, diciamo, sarà nelle prossime ore. Non abbiamo ancora una direttiva completa. Vorrei massima trasparenza. Le immagini, quelle decisive, quelle su cui l’arbitro ha preso una decisione, deve vederle anche il pubblico allo stadio, sul maxischermo. Ci sono timori, dai vertici del calcio, sento che non se ne farà nulla. Ma il Var o è la rivoluzione oppure non è: bisogna fare il salto di mentalità”. Bonnici comunque ribadisce che serviranno sette-otto turni di campionato per andare a regime. O almeno per avere una quantità di precedenti che consentano a tutti di tenere una linea di condotta riconoscibile. E secondo lui il problema delle decisioni non è tanto quello della tempistica ma più che altro la casistica degli episodi che vanno valutati a velocità normale, dove il replay rallentato altera la percezione invece di migliorarla. “Non sarà semplice” è comunque la sua impressione generale. Nel frattempo la Lega Calcio introdurrà quest’anno una novità: Sky e Mediaset avranno subito a disposizione tutte le riprese da tutte le telecamere in campo. A quel punto potranno scegliere su cosa insistere, quali replay mostrare di più, scegliere gli hilights migliori nell’intervallo o a fine partita. Una scelta di libertà, per Bonnici, che tuttavia difende le scelte fatte finora: “Lo sport in tv è soprattutto primi piani, emozioni buone o meno buone ma forti, c’è molto meno contorno. Da me non avrete mai un’immagine di un esagitato in tribuna che dà di matto o inalbera uno striscione razzista. È censura? Bene, allora è censura. Non manderò mai in onda qualcosa che offenda la dignità delle persone. E non insisterò mai su un’immagine morbosa, un fallo violento o cose simili. Tutto qui”.