6 novembre 1985, stadio Comunale di Torino, Juventus contro Verona nel ritorno degli ottavi di finale dell’allora Coppa dei Campioni. ”Vincemmo 2-0 e passammo il turno. Ma che stranezza giocare senza pubblico…», ricorda Aldo Serena a La Stampa ”A volte mi tornano in mente flash o sensazioni di quei momenti, davvero particolari. Ancora più oggi che il tema delle porte chiuse è diventato di strettissima attualità: giocare senza pubblico rischia di trasmetterti l’atmosfera dell’allenamento e, questo, è uno dei tranelli più pericolosi”. Serena, contro il Verona, segnò la rete (discussa, ndr) del raddoppio bianconero dopo il rigore di Platini. ”Fu il gol che ci dette un po’ di tranquillità in una gara piuttosto adrenalinica e nervosa in corso d’opera. Per un attaccante, ma immagino fu lo stesso per i miei compagni, non vedere i tifosi dietro la porta, sullo sfondo, ti falsa la prospettiva perché è come se il campo si allungasse. In queste situazioni credo sia fondamentale la maggiore abitudine: noi avemmo la fortuna di arrivare alla gara con il Verona avendo sperimentato la stessa circostanza un mese prima contro lo Jeunesse. La squadra lussemburghese non ci mise in difficoltà (4-1 il verdetto finale, ndr) e quell’incontro fu preziosissimo per capire come prepararci a livello mentale alla successiva partita con il Verona – spiega l’ex bianconero – L’avversario è favorito se gioca fuori casa. Può sembrare un ragionamento banale, ma è così: senza il calore del tuo pubblico perdi molto perché è il pubblico a darti la carica anche se le cose si mettono male. Un consiglio a chi si prepara a vivere dentro uno stadio vuoto? Allenarsi come se si fosse durante una partita vera e propria”. Foto: barcalcio.net