L’ex difensore messicano dell’Hellas Verona, Rafa Marquez, che ha eguagliato il record di cinque partecipazioni al Mondiale, dallo scorso agosto è nella blacklist del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Ciò gli impedisce in Russia di stare a contatto con qualsiasi tipo di persona, impresa e banca americana o legata a essa. Una serie di impedimenti e sacrifici che non gli hanno tuttavia negato di vivere quest’avventura. Rafa Marquez è uno dei giocatori più iconici presenti a Russia 2018. Ha un’enorme visibilità a livello internazionale per aver giocato sette anni in carriera con la maglia del Barcellona e domenica scorsa, entrando a 17 minuti dalla fine dalla sfida vinta contro la Germania, è diventato il terzo giocatore di sempre a disputare cinque edizioni dei Mondiali dopo il connazionale Antonio Carbajal e il tedesco Lothar Matthäus. Eppure, ottenere questo momento di gloria e finire negli almanacchi dei record della Coppa del Mondo è costato più di qualche sacrificio al difensore, passato anche in Italia con la maglia del Verona. Il centrale messicano infatti è solo da poco rientrato in Nazionale perché dallo scorso agosto è finito nella blacklist del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti a causa di una presunta accusa di riciclaggio di denaro a favore dei cartelli della droga controllati da Raul Flores Hernandez, sospettato di essere uno dei più grandi narcotrafficanti del territorio americano. Far parte di questa lista nera vuol dire non poter avere alcun tipo di contatto con persone, imprese e banche americane. È per questo motivo che negli allenamenti del Tricolor lo si vede allenare con una maglia diversa rispetto ai suoi compagni, priva degli sponsor, come quello della Coca-Cola. Questa però è forse la restrizione meno problematica – si legge su Sky Sport – Marquez infatti non può bere dalle stesse bottiglie dei suoi compagni se queste sono di marchio americano né potrà essere nominato “migliore in campo” di un match Mondiale, visto che il premio è sponsorizzato dalla birra Budweiser, anch’essa di proprietà statunitense. Anche intervistarlo a fine partita è diventata ormai un’impresa. Inizialmente la FIFA – che lavorando insieme al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e alla Federazione messicana hanno concesso un permesso speciale al giocatore per essere presente al Mondiale – aveva addirittura negato ogni tipo di dichiarazione al difensore classe ’79, rivedendo poi questa misura cautelativa con la possibilità di parlare a patto che dietro non compaiano pubblicità “a stelle e strisce”. Stessa cosa in conferenza stampa, dove Marquez potrà essere invitato solo in assenza di moderatori americani.