“Ho vissuto la fine di un ciclo. E subito dopo un’impresa eroica. Sono stato testimone della storia di Il Verona. Nel dolore. E nella gioia. Siamo retrocessi a Cesena, sette giorni dopo avere schiantato il Milan delle stelle. Il dolore ci ho fatto forza. E l’anno dopo, con con la società fallita, senza prendere stipendi non so per quanti mesi, abbiamo riportato l’Hellas in serie A. Credo che il discorso valga qui in Sardegna e ovunque. Il senso di appartenenza crea unione. E i tifosi veronesi, in quei due anni, hanno capito che siamo andati oltre. Con il cuore, solo con il cuore. Si giocava senza pensieri, per dare tutto. Contava onorare noi stessi e la nostra maglia. Sono entrato nel… respiro dei veronesi. Credo che piacesse il mio modo di approcciare le sfide. Una partita è pur sempre una battaglia. E chi guarda, dagli spalti, apprezza sempre chi si mette in gioco, senza paura di restare sul campo. Hellas è… Osvaldo Bagnoli. L’ho incontrato alla fine del suo ciclo. Mi è bastato per capire la sua grandezza. L’allenatore retrocedeva con i suoi ragazzi. Ma con grandissima dignità, dopo avere dato tutto. E anche di più. Bagnoli è uno di quei maestri per la vita che non puoi non stare ad ascoltare. E oggi, mi sento a tutti gli effetti, un cittadino di Verona. La squadra di Juric? Di sicuro non usa solo il cuore. Il Verona di oggi ci ha divertito un po’ tutti. Poi c’è stata la sosta. E adesso non sappiamo cos’è rimasto di quello che abbiamo visto fino a marzo”. L’intervista completa in edicola al doppio ex di Hellas Verona-Cagliari, Vittorio Pusceddu.