Nella quotidiana rubrica sul profilo Instagram (ore 18) di Hellas Live, ospite l’ex difensore dell’Hellas Verona (68 presenze, 1 rete) Giuseppe -Gepy- Pugliese.

“A Verona ho giocato due anni e mezzo ma l’affetto che i tifosi dell’Hellas mi riconoscono ancora oggi, è qualcosa di unico e questo mi riempie d’orgoglio. Mio figlio è nato e crescerà nella vostra splendida città, un legame particolare a questa terra che rimarrà per sempre. Ricordo bene il mio arrivo in gialloblù dal Monopoli, in pochi giorni si chiuse la trattativa con la società del compianto Giovanni Martinelli, persona a cui ero molto legato. Quando mi presentai al campo di Bussolengo, l’allenatore Remondina, insieme al vice Bruni, mi chiesero che giocatore fossi perché non mi conoscevano. Al primo anno non entrammo nei playoff, ma ricordo bene la mia unica rete in gialloblù, peraltro di destro con la Pro Sesto. Che gioia e che corsa poi ad abbracciare Rafael e tutta la Curva Sud. Nel secondo anno invece, dopo la cavalcavata in campionato, cedemmo proprio all’ultima giornata, contro il Portogruaro in un Bentegodi tirato a festa. Impossibile dimenticare il gol di Bocalon (a chi lo dici, ndr). Arrivó poi Vavassori al posto di Remondina, ma nella finale playoff, in un clima a dir poco infuocato anche sugli spalti (topicida e pesci morti nel Settore Ospiti, ndr) non riuscimmo a superare il Pescara – ha dichiarato Pugliese – L’anno dopo andai in prestito al Varese di Sogliano e feci molto bene in Serie B. Al rientro a Verona, trovai Mandorlini in panchina che a sua volta aveva sostituito Giannini, allenatore capace di riportare dopo anni bui l’Hellas in catedetteria. Arrivammo ai playoff e ricordo come fosse ieri il rigore che l’arbitro Massa, nella semifinale di ritorno giocata contro il Varese, ci negò su Ferrari, proprio sotto la Curva Sud. Incredibile. Poi arrivò quel maledetto giorno: siamo a Moena, è il 27 luglio, amichevole contro la Fiorentina. Davanti mi trovo Cerci e per cercare di superarlo allungo la gamba e subito mi accorgo della gravità dell’infortunio alla caviglia. Il calzettone era esploso e vedevo l’osso. Quel giorno possiamo dire che ho smesso di giocare. Quando tornai non ero più quello di un tempo. È un grande rammarico perché avrei potuto e voluto dare il mio contributo, sul campo, al ritorno in Serie A dell’Hellas. Per poi cercare di ritagliarmi il mio spazio nel massimo campionato italiano. Ma anche questo fa parte della vita… Ora alleno all’Ambrosiana e cerco di trasmettere la mia esperienza a questi giovani calciatori e spesso parliamo dell’Hellas di Juric, una squadra costruita bene e davvero bella da vedere in campo”. Foto zimbio