“Come ho scoperto Jorginho? Mi chiamò un signore veronese che aveva un’attività in Brasile, mi segnalò un ragazzo e lo portò in Italia. Era novembre e ricordo che le sue doti erano evidenti sin da subito. Gli trovai una soluzione abitativa all’interno del centro di Verona, dove c’era un collegio che gli permetteva di studiare, oltre ad avere un tetto e dove mangiare. Ricordo che non fu tesserato subito, tanto che quando io lasciai per andare all’Atalanta ancora il ragazzo non era a tutti gli effetti un giocatore dell’Hellas. All’epoca la squadra era in Serie C e la situazione non era delle migliori, oltre al fatto che bisognava sottostare a regole totalmente diverse da quelle che ci sono adesso. Certo che spendere soldi in un settore giovanile di terza divisione quando si faceva fatica a pagare gli stipendi della prima squadra era la questione principale. Serviva coraggio in un periodo onestamente delicato dove i carabinieri ci facevano visita non certo per scortarci… – ha dichiarato l’ex direttore sportivo dell’Hellas Verona, Riccardo Prisciantelli, a TMW – Che ricordo ho di Jorginho? Un ragazzino dalle potenzialità ma che magari non ti aspettavi facesse la carriera che ha fatto. Del resto lo vedevi così picciolino, magrolino, scheletrino. Quando lo vedevo a volte gli allungavo la mano e gli davo i 20 euro per comprarsi qualcosa o uscire a divertirsi. Ogni tanto lo portavo ad allenarsi in prima squadra. Pensi che quando ha iniziato a fare le prime sedute con le giovanili all’Hellas c’era un allenatore che poi si sarebbe ritrovato dopo qualche anno: Maurizio Sarri. Incredibile, il destino”.