Il primo allenatore dell’Hellas Verona FC a sedersi sulla panchina gialloblù in occasione della stracittadina con il Chievo è stato Bortolo Mutti. I suoi ricordi raccontati a Hellas LIVE. – Il primo Hellas Verona – Chievo? Sono passati vent’anni ma lo ricordo perfettamente, finì con un pareggio (1-1). I giorni che precedettero la partita furono vissuti con grande apprensione, si respirava aria di sfida anche se per Verona città era un orgoglio vedere due squadre affrontarsi nel campionato di Serie B. Ora la partita non è vissuta come ai miei tempi. Vent’anni fa era una novità, oggi si affrontano due realtà calcistiche stabili -. Ma per i tifosi dell’Hellas il vero derby è quello con il Vicenza. – La storia e la tradizione ti portano a guardare a Vicenza. La partita con i biancorossi sicuramente era in assoluto quella più sentita – sottolinea – Penso che quella di domenica sarà una partita di grande equilibrio che potrebbe anche finire in parità. Il Chievo è in un periodo di crescita, dopo la parentesi di grande difficoltà con Corini oggi con Maran sta tornando ad essere un gruppo stabile. Il Verona invece, arriva da una vittoria che ha rinfrancato il periodo dove la situazione si era un po’ complicata per la mancanza di risultati. Io non lo consideravo in crisi prima, anzi quella di Mandorlini la considero ancora una delle squadre rivelazioni che anche quest’anno può fare bene. Secondo me la società ha creato una struttura di squadra che può fare un campionato pari a quello dell’anno scorso. Però il calcio è questo, non sempre riesce tutto. Bisogna essere però consapevoli che sei sulla strada giusta e in linea con i tuoi obiettivi e che stai facendo un lavoro importante. Cosa cambirei in questa squadra? Farei sicuramente rifiatare di più Toni perché è un giocatore a cui a volte si chiede troppo. Nel contesto generale vedo comunque una squadra che sta trovando i suoi equilibri anche se si sta forse portando avanti troppo l’atteggiamento dell’anno scorso dove sì ti chiudevi dietro, ma avevi anche i giocatori che ti permettevano di fare quel tipo di gioco e ripartire in maniera micidiale. Poi il centrocampo non deve appiattirsi sulla linea difensiva ma a volte la stessa difesa in certe situazione dovrebbe portare più in su la squadra. Verona è stata la mia prima grande esperienza da allenatore – annota- e la porterò sempre nel cuore. In quei tempi a livello societario era in corso una rifondazione per cercare di rilanciarsi nel grande calcio. Non potendosi più permettere giocatori di blasone, riuscimmo a lanciare giovani importanti (Damiano Tommasi, ndr) ed inserire il Verona in un nuovo contesto calcistico -.