“In Inghilterra c’è più fisicità, gli arbitri fischiano poco e quindi c’è più ritmo: la Premier, da questo punto di vista, ricorda la B, tutti possono battere tutti. In Spagna il Barcellona ha lasciato il segno e tutti giocano a viso aperto, anche se sono al Bernabeu. Il calcio d’attesa non è meno redditizio, vedi Simeone. Non lo discuto, lo rispetto: a me però non piace, preferisco essere protagonista della partita – ha dichiarato Fabio Pecchia a La Gazzetta dello Sport – La B è sempre imprevedibile, può ancora succedere di tutto. Con noi sono retrocessi Carpi e Frosinone, che avevano fatto più punti e hanno cambiato pochissimo: verranno fuori. Poi occhio al Bari, che ha giocatori importanti, e allo Spezia, che lavora con lo stesso allenatore dall’anno scorso. La vittoria dello stadio Picco? Una vittoria di squadra, con l’approccio e la mentalità che dobbiamo avere sempre. Il lavoro dell’allenatore e anche psicologico. Tutti erano demoralizzati per la retrocessione, Pazzini poi aveva anche avuto diversi infortuni. Però ci ha dato subito grande disponibilità. Non giochiamo solo con i cross alti per lui, anzi: giochiamo a palla terra e lui partecipa. Vi svelo un retroscena: quest’estate io e Fusco siamo andati a Montecatini a casa di Pazzini una sera a mezzanotte. Gli abbiamo detto: levati la maglia del Milan, dell’Inter, della Nazionale metti la canottiera del muratore e facci vincere. E così ha fatto. È straordinario. Non mi stupirei se un domani Ventura pensasse anche a lui. È lui il leader? Siamo un gruppo di leader. Anche Romulo, Coppola o Troianiello: tutti, a modo loro, sono leader nel nostro spogliatoio. Come succedeva quando giocavo nella Juve di Lippi”.