“Siamo partiti con tanta pressione addosso ma anche con tanta voglia di vincere. Dopo una retrocessione bisognava gestire la situazione soprattutto a livello psicologico e creare un gruppo vincente. I punti chiave del mio lavoro? La consapevolezza di fare il calcio che vogliamo, senza lasciare nulla al caso. L’equilibrio tra fase difensiva e offensiva. La maturità per affrontare bene le partite. Il Verona è la squadra da battere, adesso che è primo lo è ancora di più – ha dichiarato Fabio Pecchia a La Gazzetta dello Sport – Come sono stato accolto a Verona? All’inizio qualche battuta su Totó e Peppino c’è stata… però lo scetticismo è svanito in fretta, è bastato vedere come lavoravamo e abbiamo subito sentito la fiducia. E con le prime vittorie è arrivato anche l’entusiasmo. Quando il Bentegodi trascina è fantastico. Come mi trovo in città? Io sto a Peschiera ma vado spesso a Verona. È stupenda. La gente mi ferma, con grande educazione, e mi fai complimenti. Ho tre figlie che giocano a pallavolo a Castel d’Azzano: solo a Newcastle non mi hanno seguito, perché andavano scuola Madrid. Se ho visitato la casa di Giulietta? Certo! Una santa donna! (ride)”.