“Come funziona il nostro centrocampo? Abbiamo scelto giocatori di qualità che si adattano a più ruoli, cerchiamo di esaltare le loro caratteristiche. Il vertice può essere basso o alto, si può ruotare, lo sviluppo di gioco può cambiare. Come il dj… Nel nostro spogliatoio c’è sempre la musica, ma non la mette uno solo, si cambia. La metodologia di lavoro di Benítez? Ha un metodo di altissimo livello, me lo porterò dietro per sempre. Com’è Cristiano Ronaldo? È un uomo vero, leale. E poi ama l’Italia, quando mi ha conosciuto mi ha detto “Tu sei italiano, mi piaci” – ha raccontato Pecchia a La Gazzetta dello Sport – Delle mie esperienze all’estero cosa voglio trasferire in Italia? Allenamenti solo al mattino. E vorrei abolire i ritiri prima delle partite in casa: noi l’abbiamo già fatto 4/5 volte, per la Coppa Italia ci siamo visti direttamente allo stadio. Quanto valgono per me i dati di una partita? A Benevento abbiamo giocato 85′ in 10 e avuto il 70% di possesso palla, ma abbiamo perso due a zero. Di solito però i numeri non sbagliano. La laurea in Giurisprudenza? Mi aiuta nell’approccio con i giocatori. Quelli che hanno studiato hanno una predisposizione diversa. L’intesa con l’avv. Fusco? Ci conosciamo da vent’anni, quando parliamo diciamo le stesse cose. I giocatori sono i primi a percepire qualche crepa: qui non ce n’è nessuna e la cosa aiuta. Lui comunque non voleva che facessi allenatore invece…”.