“Quando mancavano 36 ore alla chiusura del mercato è arrivata la proposta del Levante. Non ero convinto. Non certo per la città o la squadra ma per questioni personali e logistiche legate al cambiamento: spostare la famiglia in un altro paese in un giorno e mezzo era complicato. Il presidente è venuto a casa mia e di fronte a tanta voglia di prendermi mi sono arreso. Se dovevo fare un’esperienza di questo tipo volevo condividerla con i miei. Ho un bimbo di sei anni che ha già cominciato la scuola qui a Valencia e mi sembra contento. È partito bene anche lui. Diciamo che è stato tutto molto rapido ed emozionante: parto, vengo subito convocato contro il Real Madrid nonostante fossi arrivato da veramente poco, entro, segno, lo stadio pieno. Impossibile chiedere di più. Nemmeno in sogno potevo pensare a dei giorni tanto intensi e ad un esordio così positivo. La nostra è una squadra che lotta per salvarsi e contro il Real ha giocato con una sfrontatezza che sinceramente non mi aspettavo. Abbiamo creato tante occasioni, attaccato, cercato il gol sempre e al 93º, già sul 2-2, abbiamo preso un contropiede: cose inusuali per me. È chiaro che qui c’è una mentalità completamente diversa – ha dichiarato Giampaolo Pazzini a La Gazzetta dello Sport – Cosa si può fare per migliorare il calcio italiano? Ci siamo un po’ fermati. Quando la A era il miglior torneo del mondo dovevamo avere la forza di progredire, penso soprattutto alle infrastrutture: i nostri stadi sono vecchi, non invogliano la gente ad andarci, se una società ne vuole costruire uno ha mille problemi burocratici. Nel nostro calcio ci sono troppe cose che non vanno ma la prima cosa cui penso sono gli stadi, devono essere migliorati come stanno facendo in tutto resto del mondo. Sorpreso da questa grande accoglienza? Sì. Non mi aspettavo tanto affetto: l’ovazione quando sono entrato, il “Pazzo-kit” fatto dal club dopo il gol al Madrid, un entusiasmo generale che mi ha fatto davvero piacere. Una ragione in più per dare una mano a conquistare l’obiettivo comune: la salvezza”.