“Tripletta dedicata a Fusco? No, perché? Non ho niente da dimostrare, penso che i risultati siano sotto gli occhi di tutti. Ho detto quello che pensavo, voglio godermi il momento. Se è cominciato il Pazzini 2? Diciamo di sì, sono contento di essere tornato, ho sempre avuto un ottimo rapporto con i tifosi, anzi è migliorato. Se mi sono mai chiesto perché finivo in panchina? No, perché non è un problema, ho parlato con Grosso, anche se non c’era niente da chiarire. Sarà un campionato lungo e servirà una rosa abbondante, per vincere c’è bisogno di tutti. Ma Pazzini può giocare con Di Carmine? Certo, ci completiamo: lui cerca la profondità, io l’area. Nel 2006/07 eravamo insieme alla Fiorentina, già a 18 anni mostrava qualità. Ci siamo incrociati, ricordo che contro l’Udinese entrò al mio posto. Più concorrenza con Toni? A Firenze “comandava“ lui, nel senso che a me toccava il lavoro sporco. A Verona quell’anno è andata male per entrambi, soprattutto a causa degli infortuni. Poi arrivò anche la retrocessione. Domenica era allo stadio, mi ha chiamato per dirmi: “Merito mio”. E gli ho chiesto di venire più spesso. Grosso? E l’ho ritrovato ad allenatore, è uno che parla poco e lavora molto sul campo. Mi piace, ha un’idea di calcio propositiva e concetti nuovi – ha dichiarato Giampaolo Pazzini a La Gazzetta dello Sport – Ma ci vuole tempo per assimilarli, è stato un inizio faticoso: la sosta, la gara di Cosenza non giocata, dobbiamo ancora prendere il ritmo. Come ho ritrovato la Serie B? Più livellata del solito, anche in coda: si può vincere o perdere con chiunque. Verona condannato a tornare in A? Se la giocherà con Palermo, Crotone e Benevento. E poi ci sarà la solita sorpresa, come il Cittadella che in realtà sorpresa non è più. La maglia N.11 di Elkjaer? Per i tifosi lui è il sindaco e Toni il vice, io mi accontenterei di diventare assessore. Meglio la B a 19 o 22? Spettacolo surreale: non credo che con meno squadre le cose siano più facili per chi punta alla promozione. Anzi, ci saranno più partite decisive e meno tempo per recuperare. Levante? A Verona mi sento a casa, non avevo messo in preventivo di muovermi ma non potevo fare altrimenti. Io vicino alla Juve? Sì, prima e dopo l’Inter. Cassano disoccupato? Peccato, credo che possa dare ancora qualcosa al calcio. L’allenatore più completo? Allegri. Se mi sono mai sentito un giocatore di B? Mai, nemmeno adesso. Contratto fino al 2020, cosa farò poi da grande? Gioco fin quando mi diverto, poi vedrò. Ma non allenerò: ci vuole pazienza, io ne ho poca”.