“I primi quattro anni ho resistito senza giocare perché sentivo che mi davano fiducia, mi chiedevano di continuare a lavorare sodo, e quando c’erano giorni difficili cercavo di imparare dei più vecchi. Mi hanno dato una mano in tanti, da Rafael, portiere, a Ceccarelli in C, Agostini, anche Toni. Luca mi ha aiutato anche a Lanciano, per farmi giocare. Mi dava consigli, ha parlato anche con Leone, ds del Lanciano, per favorire il mio inserimento. Mi è servito. Cosa significa questo derby per uno straniero? Lo sento tanto perché mi ricordo i tempi della C: sognavamo di arrivare in A per rigiocare il derby. Quando ce l’abbiamo fatta, autunno 2013, è stato bellissimo per me, anche se abbiamo perso. Ma al ritorno abbiamo vinto noi. Se ho amici al Chievo? Cacciatore perché era da noi, talvolta vedevo Meggiorini in qualche ristorante sul lago, ma incontri casuali. Cosa deve migliorare l’Hellas per salvarsi? Continuità e mentalità diversa: facciamo una partita buona e l’altra no. Mai due vittorie di fila, se ci riusciamo sabato sarebbe la prima volta – ha dichiarato Nicolas a La Gazzetta dello Sport – Per me è la prima stagione da titolare in A, a 29 anni, quindi dovevo dimostrare di poterci stare, sono passato da un periodo duro, andavo fuori a cena e sentivo i mormorii, gli sguardi, ma non mi sono mai abbattuto e mi ha dato la forza. Perché l’Hellas vincerà il derby? Perché vale come la salvezza: darebbe punti, spinta, fiducia e entusiasmo”.