Nella finestra quotidiana sul profilo Instagram di Hellas Live (ore 18) gradito ospite l’ex difensore gialloblù, Vangelis Moras.

“Anche in Grecia siamo in quarantena e grazie alle notizie che sono arrivate dall’Italia, abbiamo accelerato i tempi. Le misure restrittive che sono state imposte, ci hanno permesso di contrastare subito il Covid-19. L’Italia ha sbagliato alcune cose ma gli errori che sono stati commessi da voi, sono stati un esempio per noi. E non solo. Dobbiamo accettare le regole che ci sono state imposte, anche se non è facile, ma lo dobbiamo fare per noi stessi ed i nostri cari, sperando che questo brutto incubo finisca il prima possibile. In un momento così delicato per tutto il mondo, l’aspetto economico non deve essere messo in primo piano. La cosa più importante oggi è la vita. Il calcio, si sa, è business ma non so cosa decideranno. Difficile ora pensare di riprendere a giocare vista la situazione generale. Quello che conta deve essere solo il bene comune. La vita delle persone va messa sopra tutto e tutti – ha dichiarato Moras – Verona è stata casa mia. Se un giorno cambierò paese e deciderò di tornare in Italia con la mia famiglia, verrei nella vostra splendida città. Ho trascorso quattro anni bellissimi, ricordo con affetto anche i momenti brutti. Anche da quelli c’è tanto da imparare. Ho sempre dato il cuore alla causa gialloblù e non vedo l’ora di tornare a salutare i tanti amici che ho in riva all’Adige. A Verona c’è e ci sarà sempre poi un pezzo di me grazie a Save Moras. Il mio arrivo all’Hellas? Lo ricordo molto bene. Estate 2012: venivo dal Cesena, saltai la preparazione e mi presentai a Trento per l’amichevole contro il Palermo. Appena c’è stata la possibilità di venire a Verona, ho subito declinato le altre offerte. Il nome Hellas mi dava qualcosa in più viste le mie origini, conoscevo poi la storia del club, l’unica società provinciale a vincere lo scudetto, come il Larissa, la squadra del mio paese. Verona è una piazza importante, le cose sono andate benissimo anche se non è stato facile, come qualcuno pensava, di ottenere dopo tanti anni (11, ndr) la promozione in Serie A. Ricordo la festa coi tifosi in piazza, la gente era al settimo cielo ed il fatto di essere riusciti a rendere felice i tifosi, ci ha fatto sentire importanti. Mandorlini? Ci sentiamo ancora con Andrea, una persona molto disponibile, abbiamo un rapporto bellissimo, lo stimo. La sua qualità più importante? La carica e quello che trasmetteva a noi calciatori. Poi i tifosi hanno fatto tutto il resto per farci dare sempre il massimo. Lui si fidava tanto dei giocatori e tutti davano il massimo per lui. A me personalmente ha sempre dato molta fiducia – ricorda Moras – Quando dai tutto per la maglia dell’Hellas, i tifosi ti applaudono sempre e questo è uno dei motivi per cui ho grande stima dei butei. Loro ci sono sempre stati vicini, sono dei signori. Ci sono stati anche dei confronti molto diretti, come quando vennero al campo di allenamento di Peschiera. Loro ce l’hanno sempre detto “Non ci interessa se perdete, ma quello che chiediamo è che in campo la squadra dia sempre il massimo”. Hanno ragione. Il mio rispetto è massimo nei loro confronti. ”A noi ci interessa solo l’Hellas” ci hanno sempre detto ed è per questo che mi sono entrati dentro, la loro è una grande mentalità. Ci hanno sempre fatto sentire il loro amore verso la maglia gialloblù, anche quando in più di un’occasione, ci sono stati problemi con la proprietà – sottolinea Moras – Il giocatore più forte con cui ha giocato a Verona? Facile, Luca Toni, un campione già affermato. Ma tolto lui, dico Jorginho perché nessuno lo conosceva e da subito è riuscito a fare la differenza anche in Serie A. E guardate ora dov’è. Di ricordi che mi legano a Verona ne ho tanti, come il mio ritorno al Bentegodi col Bari. L’applauso dei tifosi gialloblù è stato molto importante per me, la cosa più bella che potevo ricevere da ex. È vero, non volevo giocare in Italia con altre maglie, ma quando si è presentata l’offerta del club pugliese ho deciso di accettare anche per dimostrare quello che potevo ancora dare. Ma credetemi, giocare contro la squadra che hai amato, è brutto. Ho persino sbagliato spogliatoi (ride, ndr) quando sono tornato per la prima volta a “casa”. L’Hellas di Juric? Ha fatto un campionato bellissimo, si è visto da subito che era stato creato un gruppo importante che a Verona mancava da anni, una squadra unità, pur formata da giocatori non così famosi. Bravi davvero. Purtroppo solo il coronavirus ha bloccato il sogno dell’Hellas e speriamo di riuscire, il prima possibile, a tornare alla normalità”.