“Ho visto la sofferenza di Sinisa. Lui è stato mio allenatore proprio al Bologna. Volevo chiamarlo, avrei voluto condividere con lui questo momento. Ma non ce l’ho fatta. E mai ce la farò. Non ho la forza per farlo Sinisa non va disturbato. Seguirò da qui la sua battaglia. E sono convinto che finirà tutto per il meglio. La leucemia è cattiva. Ma Sinisa è più cattivo della sua malattia. Vincerà lui. Credo possa esserci condivisione a distanza. Mihajlovic è diventato esempio per molti. Esempio di lotta per la vita. Si è esposto con grande forza. L’ha fatto da vincente. E siamo tutti a fare il tifo per lui. Verona e Bologna? Due albe, due inizi, due storie con sfondi diversi ma pari emozioni. A Bologna abbiamo conquistato una promozione dentro tante turbolenze. Ci fu pure la messa in mora della società. Ma si andava avanti comunque – ha dichiarato a L’Arena, il doppio ex di Bologna-Hellas Verona, Vangelis Moras – Verona? Mancava la Serie A da tantissimo tempo ed al mio arrivo ho trovato l’entusiasmo di una città che non si era mai arresa al suo destino. Vincemmo con il cuore. Vincemmo dopo che la squadra, l’anno prima, aveva solo accarezzato la Serie A. Così fu davvero bellissimo. Juanito Gomez, Hallfredsson, Cacia, Laner. Per strada ho trovato tanti amici. Che sento ancora oggi. Condividi un percorso e poi, non ti perdi più di vista. Mandorlini? Il mister è stato la nostra guida. Ha interpretato alla perfezione lo spirito del Verona e il sentire della gente. Uomo vero. Uno abituato a combattere. Una persona che fa del bene, e che ha più volte aiutato la mia associazione. Tra di noi è rimasto un legame forte. E così sarà per sempre. Il Verona di Juric? Lo seguo da lontano. Perché anch’io sono ancora in gioco. Mi pare che la parola giusta da accostare al Verona di oggi sia: entusiasmo. Hanno chiuso alla grande il girone d’andata, se la giocano con tutti. Juric è uno tosto. E la gente si diverte, impazzisce per l’Hellas”.