“Sto vincendo, ma devo fare attenzione perché sono passati 78 giorni dal trapianto di midollo osseo e i primi 100 sono i più critici – racconta Sinisa Mihajlovic nell’intervista a Verissimo in onda oggi dalle 16 -. Poi dopo è tutto in discesa, serve pazienza ancora per una ventina di giorni ma superarli sarebbe già un bel traguardo”.

Da Verona al Verona, da quell’immagine di lui in panca al Bentegodi (25 agosto 2019) che emozionò il mondo del calcio e non solo. “Per ora sto vincendo la battaglia. Sta andando tutto bene, non sto più prendendo il cortisone ed è importante. Sono molto contento, non ci sono state complicazioni gravi e va benissimo così. Ho ripreso anche ad allenarmi un po’ per tornare in forze: dopo 4 mesi senza fare niente e prendendo 17 pastiglie al giorno mi sono un po’ gonfiato – ha raccontato l’allenatore del Bologna, come riporta La Gazzetta dello Sport – Ho fatto tredici chemioterapie in cinque giorni, ma già dopo il terzo avevano annientato tutto. Il primo ciclo è stato il più pesante, mi sono venuti anche degli attacchi di panico che non avevo mai avuto perché ero chiuso in una stanza con l’aria filtrata: non potevo uscire e stavo impazzendo. Volevo spaccare la finestra con una sedia, poi mia moglie e alcuni infermieri mi hanno fermato, mi hanno fatto una puntura e mi sono calmato. Stavo male ma dovevo dare forza alla mia famiglia perché se mi avessero visto abbattuto sarebbe stato peggio. Cercavo di essere sempre positivo e sorridente, facevo finta di niente per non farli preoccupare. Sono un uomo normale. Nessuno deve vergognarsi di essere malato o di piangere”.