Nella quotidiana finestra sul profilo Instagram di Hellas Live (ore 18) ospite l’ex centrocampista dell’Hellas Verona, Martino Melis.

“È un momento difficile ma dobbiamo tenere duro. Sono rimasto tantissimo legato a Verona ed ai suoi tifosi. Nella vostra splendida città ho trovato tutto, famiglia ed amici. Ho cercato di stare il più possibile all’Hellas, sino a che mi è stata data la possibilità. Verona-Parma 4-3? È la partita che ricorderò per sempre. Il gol mi ha regalato una fortissima emozione che non ho più rivissuto nella mia carriera. Ho sempre dato tutto quello che potevo fisicamente, mettendo in campo sempre il cuore. Di ricordi ne ho tanti, come l’anno della promozione con Prandelli, dalla B alla A, quando feci ben 11 assist. Coi tifosi poi, che bel rapporto… Sono stato sempre vicino alla gente e credo molto nel rapporto tra giocatori e tifosi. Ho sempre amato il rapporto stretto con loro. E con loro ho affrontato sia i momenti belli che quelli brutti, riconoscendomi sempre la serietá di quello che facevo. Il trasferimento all’Hellas Verona? Per una sorta di coincidenze ho avuto la fortuna di entrare col Chievo nello scambio con Corini, anche se ero già in trattativa col Torino. Ma quando mi è stata prospettata questa possibilità ho subito scelto Verona, squadra che in quel momento giocava nel migliore dei modi per quelle che era le mie caratteristiche. Ricordo bene l’esordio al Bentegodi contro il Ravenna – ha dichiarato Melis – Malesani? L’avevo al Chievo e sono stato sempre legato a lui, allenatore che ha creduto tanto in me, insegnandomi ad approcciarmi all’allenamento in maniera professionale, un tecnico molto avanti col suo 3-4-3. Prandelli? Mi ha insegnato la competenza calcistica e mi è dispiaciuto molto quando le nostre strade si sono divise. Perotti? Ho avuto un buon rapporto anche con lui anche se alcune volte non ci siamo capiti, ma alla fine abbiamo stretto un rapporto serio. Con Ficcadenti invece la mia sincerità è pesata, creando dei fraintendimenti. Anche a Salvioni ho sempre detto quello che pensavo creando qualche difficoltà nel rapporto, riappianato poi nel tempo. Da allenatore a chi mi ispiro? Per alcune qualità come la possibilità di modificare il gioco a partita in corso, Malesani, cercando di diversificare i moduli. Come rapporti umani invece a Prandelli perché mi ha insegnato che i giocatori sono la cosa più importante, tanto che il mio allenamento è votato all’insegnamento. Come maestri poi ho avuto anche Guidolin e Spalletti che mi hanno insegnato a ragionare in campo, per capire il gioco e le situazioni che si svolgono durante una partita. Tutti mi hanno lasciato un bagaglio importante che oggi cerco di mettere a completa disposizione dei miei ragazzi (Cagliari Under 17, ndr). La cosa importante è il bene comune e poi il bene del singolo – sottolinea Melis – Il ricordo di Reggio Calabria? Pur in sofferenza, eravamo un gruppo unito che ci ha messo sempre il cuore in campo e nelle difficoltà, ha saputo rafforzarsi. Sentivamo di potercela fare, volevamo fortemente ottenere la salvezza e alla fine, ce l’abbiamo fatta. Al triplice fischio finale è stata davvero dura arrivare negli spogliatoi (ride, ndr). È un ricordo fantastico della mia carriera. La partita di Piacenza invece è completamente diversa. La squadra non era unita e non c’era quella unità d’intenti. Non ci siamo accorti in tempo che quel calcio spumeggiante non lo potevamo più fare e non abbiamo avuto la forza di adattarci ad un altro tipo di gioco. La Serie A è un campionato che non perdona! Il percorso del girone di ritorno, con 10 partite senza risultato, fa capire tutto. Per la testa che avevamo, era sempre la partita dopo che avrebbe sistemato tutto. Ma purtroppo non è stato così. Il Verona di oggi? Ho cercato di studiarlo. Juric sta facendo un percorso alla Gasperini, ha molto coraggio nel modo in cui interpreta le partite, un calcio agressivo con molti duelli e giocatori giovani. Una scelta importante ed azzeccata da parte della società”.