Ospite nella quotidiana finestra (ore 18) sul profilo Instagram di Hellas Live, l’ex esterno dell’Hellas Verona, Martinho.

”In Brasile siamo da due settimane in quarantena, più per precauzione. Ci saranno molti contagiati da noi e per questo bisogna prepararsi. Dobbiamo chiedere aiuto a Dio ma sappiamo che lui è con noi in mezzo a questa tempesta. Il primo ricordo di Verona? Il gol contro il Novara sotto la Sud. È bellissimo per me rimembrare quella emozione che rimarrà sempre dentro di me. Come il gol in casa della Juve Stabia. A Verona mi legano grandi ricordi: mi sono sposato alla casa di Giulietta e quando torno nella vostra splendida città, per me è come tornare a casa. Mi sento metà veronese. Il rapporto con Sogliano? È stato molto bello il primo anno. Poi ho un po’ sofferto il secondo perché Mandorlini non giocava con due esterni alti. A Carpi poi, sempre col ds, ho pagato la situazione che c’era tra lui ed il presidente, mentre a Bari ci siamo lasciati male – ha dichiarato Martinho – Alla prima di campionato, 1-1 a Modena col gol su punizione di Bacinovic, ricordo che subentrai a Hallfredsson. Una stagione importante la nostra che si concluse nel migliore dei modi col ritorno dell’Hellas Verona in Serie A, un campionato comunque difficile, dove incontrammo sul nostro cammino pochi momenti di difficoltà. La partita più bella in gialloblù? Quella di Bari con la mia doppietta al rientro dopo l’infortunio. Ricordo poi che nelle ultime tre partite ero infortunato e facevo fatica a calciare di sinistro. Nella festa contro l’Empoli, speravo di giocare pochi minuti ma Mandorlini mi disse che non voleva rischiare che mi facessi ancora male. Peccato perché ci tenevo molto a partecipare a quella gara che valse il ritorno nella massima serie italiana. La Serie A con l’Hellas Verona? Eravamo tutti carichi, spinti da un ambiente straordinario. E poi con Luca Toni, che giocatore… Mi faceva strano vederlo nel mio spogliatoio ma da subito si è calato nella parte mettendoci tutti a nostro agio. Giocare con lui era facile, bastava mettergli il pallone in area ed al resto ci pensava lui. Il primo gol in A? Impossibile dimenticarlo: in casa contro il Sassuolo, su invito di Gomez. Con l’arrivo di Iturbe, quell’anno trovai meno spazio ma il rapporto con Mandorlini è sempre stato importante, lo considero come un padre. Le mie stagioni più importanti sono state con lui, mi ha messo nel modo migliore di esprimermi in campo ed il rapporto con lui è restato forte anche col passare del tempo, come con Rafael, Romulo, Nenè e Rafa Marquez, mentre ho perso un po’ i contatti con Jorginho e Moras, che mi deve ancora una cena (ride, ndr). I tifosi dell’Hellas? Straordinari, sempre al fianco della squadra. Ricordo benissimo la presentazione allo stadio di via Sogare, quante emozioni e risate. Forse quelle di Bari e Catania sono le tifoserie che più si avvicinano ai tifosi del Verona, ma come quella gialloblù non ce ne sono. Martinelli? Un pezzo fondamentale della mia esperienza all’Hellas. Prima della partita c’era sempre, una volta a settimana veniva al campo di allenamento nonostante i suoi problemi di salute. A differenza del presidente Setti, che gestisce da imprenditore la squadra, Martinelli era il primo nostro tifoso, attaccatissimo alla squadra. Il Verona di Juric? Mi ricorda il nostro quando girammo a 32 punti. Che campionato che stava facendo l’Hellas, meritano tutti grandi complimenti. Dopo la parentesi all’Entella, ho deciso insieme alla mia famiglia di tornare in Brasile, ma uno dei miei obiettivi prossimi è quello di giocare ancora una volta in Italia. La mia famiglia è innamorata della vostra terra. Chissà, magari un giorno riuscirò a tornare a giocare in Italia. L’importante è trovare una società con un progetto serio. Saluto tutti i tifosi dell’Hellas Verona, il loro rispetto ed affetto di riempie d’orgoglio”.