“Fa male vedere il Bentegodi così. Sappiamo che dobbiamo dare di più, è importante ritrovare unità di intenti con la gente. Averla dalla tua parte ti può dare una spinta fondamentale. Dipende da noi riconquistarla. Come uscire da questa situazione? Non esiste una ricetta che funzioni al 100%. Fondamentale è ritrovare la determinazione. Abbiamo perso alcune partite non meritando. Con più attenzione avremmo potuto comunque muovere la classifica. Una vittoria nelle ultime otto partite? Le sconfitte con Salernitana e Lecce ci hanno tolto qualche sicurezza, perché, nonostante un buon gioco, con 25 tiri in due partite, abbiamo fatto zero punti e preso tre gol. Nelle successive giornate c’è stato, è innegabile, qualche passo indietro. L’unica sconfitta brutto sotto tutti punti di vista è Brescia. Troppi gol subiti? Si crea e si subisce assieme: questo mi hanno insegnato da quando ho iniziato a giocare a calcio. I gol incassati sono una pecca. Alcuni erano evitabili, altri più fortuiti. Dobbiamo diventare più soldi. E in fretta. L’identità viene da tutto il gruppo, da molti addetti ai lavori ho sentito dire che questa rosa è una delle migliori della B, e allora è giusto che si senta protagonista. I giudizi li dettano solo i risultati – ha dichiarato Luca Marrone a La Gazzetta dello Sport – Difensore o centrocampista? Fabio Grosso conosce bene le mie caratteristiche. Nell’ultima stagione, a Bari con lui, ho giocato sempre da difensore centrale. Mi trovo bene. Si tratta di interpretare al meglio le varie situazioni. Da centrocampista è più facile avanzare per andare in pressione. Giocando dietro tocco di più la palla. Danzi? È un ragazzo fantastico: è cresciuto in questo club e spero possa diventarne il futuro. E lo stesso vale per Kumbulla, Tupta e tanti altri giovani che si affacciano alla prima squadra. Ad Andrea posso dire di credere in se stesso: il calcio è fatto di momenti, bisogna imparare ad affrontarli tutti. Che Verona ho ritrovato dal 2006? Quella era una squadra che, a gennaio, impostó un mercato per salvarsi. Non ci riuscì, per quanto nel ritorno abbia fatto anche buone cose. La squadra di adesso è costruita per essere protagonista per l’oggi e per il domani. Il passato ha lasciato qualche strascico. Le vittorie sono l’unica risposta. Come significa essere genitore? Sono venuto a Verona per rimanerci. È una città stupenda, perfetta per la mia famiglia. Diventare padre è un’emozione indescrivibile, è la cosa più bella che potesse capitarmi. È la felicità. Essere promossi sarebbe un regalo stupendo per tutti. Soprattutto per Diletta”.