Due campionati ricchi di successi. Da protagonista. Ricordi indelebili quelli che legano l’ex centrocampista, Antonio Marasco, a Verona.

“Sono stati due anni splendidi quelli trascorsi in gialloblù. Ho avuto la fortuna di incrociare Prandelli nella mia carriera e grazie a lui mi sono potuto affermare nel calcio che conta. Arrivai all’Hellas insieme a Guidoni dalla Reggiana e quello che mi porterò sempre dentro, è l’affetto della piazza e l’amicizia che tuttora coltivo con la gente di Verona. Ho vissuto intensamente la mia avventura all’Hellas, ricordi unici non solo legati alla società ed alla squadra. Che esperienza, potrei parlartene per ore… Cosa faccio oggi? Ho aperto un bar in centro nella mia città, Torre Annunziata, ed ho creato una scuola calcio (Scuola Calcio Maraotto, ndr). Verona mi ha dato ed insegnato tanto. In gialloblù ho cercato di dimostratore il mio valore, onorando sempre la maglia, come è giusto che faccia un professionista. La vostra piazza è esigente, a me non è mai piaciuto fare brutte figure ed anche per questo ho sempre dato il massimo in campo – ha dichiarato l’ex centrocampista Antonio Marasco – Tra i miei ricordi, come posso dimenticare il premio “Il Mastino del Bentegodi” che vinsi l’anno della salvezza in Serie A. Il primo anno, in Serie B, culminò con la promozione, una grande stagione che mi vide protagonista, fatalità, del gol promozione contro il Napoli. Ma in quel momento per me esisteva solo l’Hellas Verona. L’anno dopo, a 29 anni, feci l’esordio in Serie A, una stagione che come ricorderete non si aprì bene ma poi sapemmo recuperare, con gli interessi. Che campionato! Prandelli? Gli sarò riconoscente a vita per quello che ha fatto per me. Mi ha voluto fortemente all’Hellas, e non solo. Gli devo davvero tanto al mister. Il gol in Serie A? E chi se lo dimentica. Anche perché c’è un aneddoto legato a quella partita. Prima al Bentegodi di quel campionato, contro il Lecce. Gol vittoria del sottoscritto ed in premio c’erano 100 bottiglie di Valpolicella (ride, ndr). In settimana me le consegnarono a casa e credimi, ad un certo punto non sapevo più dove metterle. Quell’anno facemmo delle partite incredibili, come contro la Juventus, 2-0 firmato Fabrizio Cammarata. In Serie A avevamo una squadra importante, giovani di valore che fecero molto bene come Laursen, Falsini, Diana, Melis. Poi arrivò la qualità di Morfeo, il giocatore più forte con cui ho giocato a Verona. Domenico avrebbe potuto fare di più per quella che era la sua classe – sottolinea Marasco – Il ricordo di Aglietti? Il mio grande ex compagno di squadra, l’anno scorso ha fatto un miracolo calcistico portando l’Hellas nella categoria che, secondo me, gli compete per l’importanza del pubblico e della città. L’apporto del Bentegodi è stato ed è unico, il vero dodicesimo uomo in campo. Un muro gialloblù, una Curva piena anche nei momenti di difficoltà. Avrò sempre grande stima dei butei. L’Hellas di oggi? Stava facendo molto bene ed il merito va alla società che ha creduto in un allenatore a cui in altre piazza non gli è stato permesso di esprimersi, ed in certi giocatori, sconosciuti a più, che si sono rivelati di indiscusso valore. Amrabat come Marasco? Il merito va anche spartito con chi ha pescato questi giocatori. Sofyan mi ha meravigliato tantissimo, ha dimostrato grandi qualità. Gioca sempre con una gran voglia di arrivare prima degli altri, è davvero un buon centrocampista. Se conservo qualche maglia? Ti racconto questo aneddoto. Prima giornata in Serie A, siamo a San Siro contro l’Inter (0-3, tripletta Vieri, ndr) vedo il Fenomeno all’intervallo che si riscalda, mi avvicino e gli chiedo la maglia. Al termine della partita, Ronaldo si trova accerchiato ma lui, da uomo di parola quale ha dimostrato di essere, si è ricordato di me e ci siamo così scambiati la maglia. Un vero Fenomeno". Foto Antonio Marasco