“Sono stati cinque anni meravigliosi. Ho provato emozioni incredibili, abbiamo regalato soddisfazioni immense ai nostri tifosi che ci sono sempre stati vicini, anche nei momenti difficili. Certo, non mi sono mai sentito invincibile o immortale, solo l’Hellas lo sarà per sempre perché alle spalle c’è una storia, una tradizione, una passione incredibile. Proprio in queste notti insonni ho capito che quando tutto finisce, niente finisce. Non lascerò il mio appartamento, tornerò tutte le settimane a Verona. L’ho detto tante volte, lo voglio ripetere: Verona sarà sempre casa mia e io a casa mia sto bene – ha raccontato l’ex allenatore dell’Hellas Verona, Mandorlini, a L’Arena – Il momento più bello? Sono stati veramente tanti. Innanzitutto dico la partita di Salerno, quella che decise la nostra promozione dopo tanta sofferenza, il primo successo che non si dimentica mai. Lì, all’Arechi, cominciò la nostra cavalcata verso la A. Poi arrivarono i record, le otto vittorie consecutive come aveva fatto tanti anni prima Prandelli, le imprese del Bentegodi, la A sfiorata al primo anno di B non ci fosse stato l’arbitro Massa nei playoff con il Varese. La polemica tra Mandorlini ed il Sud? Cosa dovevo fare in quel momento? Il presidente Martinelli non stava bene, la società non era organizzata come adesso. Ci giocavamo la B con una squadra praticamente già fallita, mi sono esposto in prima persona ma l’ho fatto solo per tutelare l’Hellas, ci avevano già preparato il giochino e il Verona sarebbe rimasto un altro anno in C. Per quello che ho detto sarei stato razzista? Tutto è stato strumentalizzato”.