Quinta giornata. Ottobre. Hellas Verona-Juventus. Una giornata diventata un mix tra storia e leggenda per tutti i tifosi gialloblù. “Feci una lunga corsa verso la porta, mi accorsi subito di aver perso la scarpa. Ma volevo solo tirare e segnare. È incredibile che in Italia dopo trent’anni ancora ricordiate quel gol. In Danimarca si dimentica più facilmente. Intorno a noi c’era tanta simpatia, anche negli altri stadi d’Italia”.

“Che cosa mi ha lasciato Verona? Mio figlio Max. Ha 28 anni. È nato a Verona. Ogni volta che lo guardo, penso a voi. Ha provato a fare il calciatore, si è rotto una gamba sciando e niente, il suo destino era un altro. In questi anni, quando capitava di avere idee differenti, mi diceva: Papà, cosa vuoi farci, io sono italiano. È stata una bella avventura. Qualche volta la sera, quando chiudo gli occhi, vedo Verona”.

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