Egr. Presidente, sono passati 6 anni e quello attuale è già il settimo campionato della sua gestione. Come Giovanni Chiampan e più di Guidotti, presidente dello scudetto. Dal dopoguerra ad oggi,dopo il leggendario Garonzi, è il presidente più longevo della storia del Verona. Non nascondo il mio scetticismo quando fu presentato dal compianto Martinelli. Non si conosceva molto di Lei e la sua fede juventina non fu di certo un bel biglietto da visita; però garantiva Martinelli, e di lui mi fidavo. La prima stagione in B fu esaltante. Venne anche in Curva, con l’ex sindaco Tosi; era proprio davanti a me. Salutandola, usai la sua spalla per salire il gradino dietro. Apprezzai molto quel gesto, segno di vicinanza e appartenenza. Rispettò le promesse e l’anno seguente arrivò la promozione in A. Con lei arrivarono risultati, soddisfazioni, investimenti e tanti buoni propositi. Ci riportò finalmente in A e, soprattutto, riportò entusiasmo in una piazza passionale e particolare come Verona. Con Sogliano incravattato e Mandorlini abbronzato formavate un trio di invidiabile fascino e successo. Memorabile la gaffe fatta da Marzullo; venne deriso, ma con la solita goliardia gialloblu! La volontà di plasmarsi nella piazza, però,cozzava con alcune scelte impopolari come quella di privarsi della storica voce di Roberto Puliero. Ma alle parole seguirono i fatti. Cominciai a credere al consolidamento, all’internazionalizzazione del marchio. Arrivarono sponsor e giocatori di spessore, visibilità e tante iniziative volte a rivalutare l’immagine di Verona come squadra e come città. Iniziai a sognare ad occhi aperti; mi immaginavo l’Arena Stadium, le trasferte in Europa… Non mi sembrava vero! In breve tempo ero passato dall’incubo di una retrocessione in C2 a lottare per un posto in Europa. Altrettanto presto, dovetti dire addio ai sogni di gloria, dare l’addio all’ambiziosa Dortmund per fare spazio al modestissimo Crotone. Cominciai allora a rivalutare il suo operato e la sua persona. Non voglio entrare in merito alla gestione amministrativa e finanziaria; non sono un commercialista, sono un mortale tifoso e mi limito a essere tale, pertanto, mi chiedo il perchè di tante scelte non condivise dalla gente: gli addii di Maietta, Halfredsson, Rafael, Moras, Gomez, Toni… L’allestimento della rosa attuale è discutibilissimo, ma la Sua gestione è incomprensibile. Pazzini è passato dall’essere al centro del progetto al margine della squadra. Parlare di mobbing per stipendi a 6 zeri è quasi irriverente, ma non del tutto inopportuno (se si considera anche il caso Albertazzi). Anche Souprayen, dopo aver addirittura indossato la fascia di capitano, è sparito dai radar,Bessa vuole andarsene, Romulo non si sente incedibile, Calvano è passato dal totale anonimato ad essere impiegato al posto di giocatori più esperti come Fossati finito nel dimenticatoio e messo sul mercato; per non parlare di entità astratte come Gonzalez e Cherubin lasciate a marcire. Dopo la batosta di Udine esortai un giocatore sanguigno e grande lottatore in campo ad essere di esempio per i compagni per rafforzare e tenere unito il gruppo. Gli gridai “Tutti uniti!”. Lui, sconsolatamente mi rispose che “il problema era proprio quello”. Alla luce dell’umiliante sconfitta di ieri, crede ancora che la rosa sia adeguata, il gruppo unito e la salvezza alla nostra portata con l’attuale gestione tecnica? Non crede che affidare il peso dell’attacco a un ragazzino di 17 anni sia stato troppo pretenzioso? Non crede che si pecchi di presunzione e di intempestivo ottimismo nel ripetere che ci salveremo? I risultati sportivi non si possono mascherare; quelli sono desolatamente sotto gli occhi di tutti. Ha l’onore di essere il Presidente dell’Hellas Verona F.C. fondata nel 1903 da studenti Veronesi del Liceo Classico Maffei ispirati dal loro professore di greco. Cerchi di ricordarselo e cerchi di essere, pure Lei , una minima fonte, se non d’ispirazione, almeno di onestà intellettuale. Lettera del tifoso dell’amato Hellas Verona, Matteo Sitta