“Adesso faccio il vice allenatore alla Virtusvecomp, in Serie D. Per adesso stiamo andando bene ma bisogna continuare così. Un giocatore è come un figlio per me. Il passaggio più difficile è capire che non sei più un giocatore ma l’allenatore. Cambiano tantissime cose: l’approccio psicologico con il gruppo, il come comunicare certi messaggi. Cambia il tono della voce, perché il tono ti dà autorità. Io sono uno di quelli che accetta il confronto e lascia margine di dialogo ma sulle decisioni non transige: le prende chi allena. Il riuscire a trasmettere il proprio pensiero è la parte più importante e più difficile allo stesso tempo. Urlare? No. Preferisco parlare il tono fermo e sicuro. In alcuni casi deciso. Ma senza urla. Timore no, rispetto si, sempre. Il giocatore deve capire che fare due metri in più o due in meno è tutto per la squadra. E’ come gestire un… figlio! – ha dichiarato Martins Bolzan Adailton a gianlucadimarzio.com – A Verona, il suo grande amore, città dov’è tornato a vivere con tutta la famiglia, Ada ha imparato molto da Prandelli e Malesani. “Il primo, con i giovani, era fenomenale. Da Cesare ho capito l’importanza dei movimenti senza palla. Malesani puntava tutto sul bel calcio”. Chi, però, gli ha fatto scoccare la scintilla per diventare allenatore è stato Gasperini, ai tempi del Genoa. “Un giorno mi disse ‘sei uno dei calciatori tatticamente più intelligenti che abbia mai allenato’ e credimi è stato un onore. Ricordo quanto si arrabbiava con chi perdeva tempo a giocare alla playstation oppure al fantacalcio! Spero di andarlo a trovare presto e vedere i suoi allenamenti. Mi ha dato convinzione e la forza di puntare sulla carriera da allenatore”.