Da promessa del calcio italiano a gregario in Lega Pro. Da fuori rosa in Serie A all’esordio nel massimo campionato italiano. In pochi mesi è cambiata radicalmente la vita di Simone Calvano. Arrivato a Verona nell’estate del 2012, prima di calcare il campo con l’Hellas, ha cercato fortuna con le maglie di San Marino, Lanciano, Albinoleffe, Piatoiese, Teramo, Tuttocuoio e Reggiana. Questa estate, dopo le richieste insistenti dell’Ascoli (triennale pronto, ndr) viene messo in disparte durante il ritiro, ma il club di Maurizio Setti si ricrede e decide di dargli una possibilità, prolungandogli il contratto sino al 2020 ed inserendolo in lista al posto dell’infortunato Zaccagni. L’esordio in Prima Squadra nel derby di Coppa Italia contro il Chievo, debutto in Serie A che si registra invece a Ferrara, contro la Spal, lo scorso 10 dicembre. Da allora, eccezion fatta per le sfide contro Milan e Udinese dove rimane in panchina, diventa la prima scelta di Fabio Pecchia, con Calvano che scavalca nelle gerarchie anche il più esperto Fossati. La grinta e la determinazione del ragazzo, che non ha mai mollato nonostante diversi infortuni ed ostacoli sul proprio cammino, vengono premiati con l’esordio in Serie A dal 1’, al Bentegodi contro il Torino. Una partita di cuore, grinta e la giusta cattiveria agonistica, coronata col successo dell’Hellas Verona, il quinto in campionato, davanti al pubblico amico. Solo i crampi al 76’ lo hanno mandato ko, ma l’applauso del Bentegodi sancisce la sua rinascita. Simone Calvano ha dimostrato, a dispetto di scettici e parolieri, di poterci stare eccome in Prima Squadra e di potersi ritagliare, anche in Serie A, uno spazio da protagonista. La salvezza dell’Hellas Verona passa anche da Calvano. Un esempio per tutti, una certezza per i gialloblù.