“I miei sogni? Primo, vincere la Champions. Secondo, il Pallone d’oro. Presuntuoso? No. Mi hai chiedo quali sono i miei sono e ho risposto. Devo lavorare per realizzarli, ma non riesco a fingere. Che ragazzo è Moise Kean? Un ragazzo che quando c’è da lavorare, lavora. E che ama divertirsi. Come mi definirei in tre aggettivi? Furbo. Attento. Il terzo non mi viene. Se mi rivedo in Balotelli? Mi piace quando mi dicono che gli assomiglio come giocatore. Invece non mi sento uguale a lui fuori dal campo – ha dichiarato Kean a Sport Week – Dei 550 mila euro che prendo cosa faccio? Compro creme per i capelli e giochi per la Play. Che tipo di giochi? Solo Fifa. Mi metto sempre in campo. Adesso che gioco nel Verona, mi schiero insieme a quelli che sono i miei compagni d’attacco nella realtà. Mi considero un ragazzo normale che fa cose normali. Per esempio, anch’io studio. Devi finire il liceo scientifico. Prendo lezioni private, ma la diploma ci tengo. Il rapporto coi miei genitori? Mia madre è venuta a stare con me, è una grande donna e per me viene prima di tutto. Papà invece non lo vedo da 4/5 anni. Di mio padre mi resta il numero che porto sulla maglia. Il 9? Esatto. Quella sera non me la scorderò mai. Papà mi disse: “Devi avere sempre il 9 sulla schiena”. Risposi: “Come faccio a prenderlo se ce uno più forte di me che lo chiede?”. “Non mi interessa: prendi allora il 19, il 29… Qualsiasi numero purché ci sia dentro il 9. L’ho portato io quando giocavo e mio padre, tuo nonno, prima di me. È una tradizione di famiglia. Ultimo libro letto? Io, Igea. Bellissimo. La mia classifica dei migliori attaccanti? Ibrahimovic, per la cattiveria. Lukaku, perché è sempre a caccia del gol. Neymar, per la tecnica. Perché il Verona si salva? Per come è la città, la gente. C’è una passione veramente forte. Cosa ruberei a Pazzini? L’esperienza. Ogni tanto mi rifila un calcio nel sedere per svegliarmi quando non corro. È il capitano, fa bene”.