Il portiere 19enne dell’Hellas Verona, Pierluigi Gollini, si racconta tra l’esordio nella Serie A TIM e la Viareggio Cup.

“Il direttore Sogliano mi ha chiesto se avevo voglia di fare il Viareggio e ho accettato con entusiasmo, questo è uno dei tornei giovanili più importanti al mondo. E poi da tre mesi non facevo ’90, anche per un portiere è importante la partita, pur se ovviamente, i ritmi, giocate e tiri hanno una qualità diversa dalla A”. Il debutto tra i grandi per Pierluigi Gollini arriva il 24 settembre. Turno infrasettimanale. Stadio Bentegodi, Hellas Verona-Genoa. Nel riscaldamento si ferma Benussi, Rafael è out. “Mandorlini mi dice, tocca a te… Nemmeno il tempo di realizzare che siamo già in campo. Meglio così, non ho avvertito la tensione”. Nel fine settimana poi di nuovo in campo contro la Roma. “Beh li la tensione era altissima. Era il compleanno di Totti, stadio strapieno, ho ancora i brividi. Il gol di Destro? Non me ne voglia, ma penso che quel giorno si sia giocato il jolly della vita”. Gollini parla poi della mentalità che c’è all’estero. “I club si fanno molti meno problemi a lanciare i ragazzi in prima squadra, e questo ha un effetto domino sulle giovanili. La Premier è un altro mondo, e poi l’intensità dell’allenamento è mostruoso: tiri, partitelle, tackle. Ma rispetto all’Italia non c’è storia a livello tattico. Perché sono rientrato? La nostra scuola di portieri è la numero uno. Solo qui posso diventare grande”.

Fonte: La Gazzetta dello Sport