Che fine ha fatto Mario Frick? Attaccante che ha vestito le maglie di Hellas Verona, Siena, Ternana ed Arezzo fra il 2000 e il 2009 segnando 80 gol in Italia, si è ritirato a 41 anni dopo aver chiuso la carriera come difensore ed oggi fa l’allenatore del Vaduz, facendo il tifo per i giovani eredi Noah Zidane (che sabato scorso ha esordito in Lichteinstein-Grecia) e Yanik, entrambi calciatori. “La vie c’est fantastique quando segna Mario Frick". Uno dei cori da stadio rimasti più celebri in Italia: tutti se lo ricordano. Così come tutti si ricordano del giocatore, prototipo del bomber, a cui venne dedicato e coniato per l’esattezza dai tifosi dell’Hellas Verona, nonché ripreso a squarciagola da quelli di Ternana e Siena. Già, ma dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, che fine ha fatto "Super" Mario Frick dal Liechtenstein? Fa l’allenatore in patria, nel Vaduz, che attualmente sta combattendo per un posto salvezza nella Challenge League, la seconda serie della Svizzera, nel cui sistema calcistico sono inseriti tutti i club del piccolo principato alpino. Che si ritrovano poi in primavera per la Coppa del Liechtenstein, vinta sistematicamente dalla squadra della capitale, unica realmente professionistica e, di fatto, "condannata" a disputare ogni anno i preliminari di Europa League. Mario Frick, classe 1974, sceglie Eurosport per raccontare proprio la sua esperienza da giovane tecnico 44enne, sfogliando però l’album dei ricordi italiani: “Vaduz è un posto tranquillo, dove crescere sia come allenatore che come giocatori. Uno degli ultimi ad essere arrivati a certi livelli è Joel Untersee, adocchiato ai tempi dalla Juve e poi ex di Brescia ed Empoli, ora in prestito allo Zurigo. Com’è la vita dal allenatore? Decisamente diversa da quella di attaccante: prima pensavo solo a fare gol, ora alle sorti di un’intera squadra. Quante cose sto capendo, in questi giorni, dei mister che mi hanno mandato in campo…". La simpatia di Frick resta intatta anche da manager. Tra una risata e l’altra si parla un po’ di tutto. Dall’ovazione che ricevette dall’Ernst Happel Stadion di Vienna quando, il 12 ottobre 2015, all’età di 41 anni, disse addio alla nazionale del proprio paese. Qualificazioni a Euro 2016, Austria-Liechtenstein 3-0: Mario Frick lascia la maglia rossoblu dopo 125 presenze e 16 gol. Miglior marcatore e giocatore con più presenze del Liechtenstein: “Il Liechtenstein è piccolo, minuscolo, conta appena 38mila abitanti ma è la mia terra. E Balzers il mio paese. E’ un piccolo comune, che si incontra dopo la frontiera svizzera. Sono nato a Coira (in terra elvetica, appunto), solo perché, ai tempi, mia mamma era alla ricerca di un ospedale attrezzato… Proprio a Balzers ho iniziato a segnare i primi gol nel 1990 e gli ultimi di una carriera che mi ha portato a fare anche il libero: a 40 anni suonati avevo perso il guizzo là davanti ma non la voglia di difendere i colori del mio paese. E allora arretrai"." Una carriera legata profondamente all’Italia: 80 gol in tutto, di cui 20 in Serie A. In Italia arrivò per merito dell’Arezzo, segnalato da Tito Corsi (attuale dirigente della Reggiana). Erano ancora i tempi del calciomercato autunnale: Frick passa dalla A svizzera – dallo Zurigo – alla C1 italiana, in una squadra che spese una cifra record per portarlo in terza serie, ben 950mila euro (poco più di 1 miliardo e 800 milioni di lire). E’ il 19 novembre 2000, è l’undicesima giornata, è il derby toscano contro la Lucchese, disputato in trasferta al Porta Elisa: Mario Frick si presenta con due gol. Ne segnerà 16 al termine della stagione in amaranto: serviranno per l’approdo ai playoff, che però non coincise con la promozione in Serie B. Un bottino che, però, non passò inosservato e che permise a Super Mario di fare il doppio salto professionale a livello personale: dalla C1 alla A con la maglia del Verona. Si disse che Rino Foschi si innamorò delle sue movenze da centravanti scardina-difese e, per convincere il presidente Pastorello a sborsare un milione e mezzo di euro, s’inventò che, da lì a poco quell’attaccante del Liechtenstein sarebbe finito a giocare nella Juventus o nel Milan. Ma è vero? (Mario, ovviamente, se la ride…). “Non lo so, bisognerebbe chiedere a Rino. A parte gli scherzi, quei giorni furono eccezionali perché giocare in serie A, in quella Serie A, era un autentico sogno". Già, in "quella" Serie A. La stagione in questione fu quella che coincise col 5 maggio 2002, in cui successe di tutto e di più. Fu nefasta non solo per l’Inter ma anche per l’Hellas Verona, in zona Europa al termine del girone di andata, retrocessa in B all’ultima giornata, dopo la sconfitta per 3-0 contro il Piacenza. Un Verona "spaziale", quello di Alberto Malesani, adombrata tuttavia dal fenomeno Chievo: in quell’Hellas giocavano tre giocatori che, da lì a 4 anni, si sarebbero laureati campioni del mondo: Massimo Oddo, Mauro Camoranesi, Alberto Gilardino, con cui Frick è in ballottaggio, là davanti, insieme a gente come Marco Di Vaio e Adailton: “La rosa era di grande qualità. Ma lo era tutta la Serie A di quei tempi. Ora i tempi sono profondamente cambiati. In Europa c’è solo la Juventus che sa farsi rispettare e vediamo adesso cosa farà il Napoli. In Europa League mi ha deluso profondamente l’Inter, uscito contro l’Eintracht, che si colloca tra il quinto e il sesto posto di una Bundesliga anch’essa calata, ultimamente, sotto l’aspetto tecnico. Barcellona e Real Madrid a parte, l’Europa oggi è dominata dalle squadre di Premier League, attualmente il campionato più bello". Tornando al Verona, il primo gol in Serie A arriva il 28 ottobre 2001 in un Parma-Verona 2-2. Frick apre le marcature al Tardini: cross dalla sinistra di Anthony Seric e colpo di testa vincente del bomber del Principato, sbucato dalle retrovie, che si toglie la maglia e mostra quella raffigurante il figlio Yanik (chiamato così in onore del tennista francese Yannick Noah), allora di 3 anni. Due giorni prima, invece, era nato il secondogenito Noah Zinedine (un po’ per il tennista, un po’ per l’idolo Zizou), che oggi allena al Vaduz e che, contro l’Italia potrebbe giocare la seconda gara col Lichtenstein a 18 anni ancora da compiere, dopo aver esordito e giocato 4 minuti contro la Grecia: “Spero che il ct, l’islandese Helgi Kolvidsson, lo butti nella mischia. Sarebbe una bella soddisfazione in famiglia". Lui che di soddisfazioni se n’è tolte tante: dopo la retrocessione con l’Hellas, 4 stagioni in Serie B alla Ternana con 133 presenze e 44 reti. E il ritorno in Serie A: tre anni al Siena e 13 gol, indimenticabili quelli contro Genoa e Roma (in una storica vittoria per 3-0 dei bianconeri toscani). Amato da ogni tifoseria non solo per le sue gesta ma anche per la sua simpatia e semplicità, caratteristiche quasi introvabili nel calcio moderno ("caratterialmente sono fatto così e non ho mai capito chi si dà così tanta importanza", dice Mario). Ogni gol come un figlio, non è possibile scegliere il migliore. Come Alessia Giovanna, la terza, nata proprio nella città di Piazza del Campo. Come Noah Zinedine. Come Yanik, il già citato primogenito classe 1998, recentemente finito nel disastroso tourbillon Pro Piacenza. Svincolatosi dal Livorno, oggi il primogenito di Mario e Isabelle Frick gioca "contro" il papà, in Challenge League, con la maglia del Rapperswil. Yanik, che attende di tornare nel giro della Nazionale, protagonista di un aneddoto che in pochi conoscono: " "…Giocava nel cortile di casa insieme a Nicolò Zaniolo, a Terni. Avevano 4 anni. Io e Igor eravamo, nel 2002-2003 gli attaccanti della Ternana, nonché amici. E’ la prima volta che racconto questa storia: mi sono emozionato nel vedere sbocciare il talento di Nicolò: Mancini ha a disposizione un vero tesoro. Cosi come Kean: gli Azzurri rinascerano nel segno dei giovani, vedrete". E Super Mario? “Io penso a diventare un buon tecnico, a salvare il mio Vaduz per poi riconquistare la massima serie svizzera. L’Italia? Un amore che nasce da mia nonna, originaria del Vicentino, un sentimento che mi ha accompagnato tutta la vita".