Nell’avviso di manifestazione d’interesse che si appresta a pubblicare, il Comune di Verona dà 120 giorni di tempo per presentare progetti di un nuovo stadio privato da 25/30mila posti al posto del vecchio Bentegodi o altrove, fermo restando che chi lo costruirà dovrà farsi carico di riqualificare la zona dell’impianto attuale. Le proposte sono quindi attese per febbraio prossimo, quando sarà passato un anno dall’incontro che ha dato avvio alla vicenda. quello che il sindaco Federico Sboarina ebbe a Palazzo Barbieri con l’ex calciatore del Verona Thomas Berthold e il rappresentante della società di progettazione inglese Populous Francois Clement. La società londinese Populous avrebbe dietro di sé i capitali apportati per tramite dell’imprenditore messicano (ma con base a New York) César Esparza, che da anni tenta di costruire un nuovo avveniristico impianto nella sua Monterrey. Tra i partner, ci sarebbe l’International Stadia Group, specializzata nell’elaborare piani finanziari per gli stadi privati. Si tratta quindi di esperti del settore, a caccia di opportunità di business, convinti che a Verona ci sia lo spazio per un investimento da decine di milioni di euro, che prevederebbe bar, ristoranti e un grande albergo. Nella scorsa primavera, l’assessore allo Sport Rando è stato a Londra per visionare il nuovo stadio in costruzione del Tottenham, un modello per quello ideato per Verona: uno stadio quindi all’inglese, compatto e accogliente, con le tribune a ridosso del campo senza l’inutile pista di atletica che compromette la visione del gioco al Bentegodi – si legge sul Corriere di Verona – La nuova legge sugli stadi (dell’ex ministro Luca Lotti) prevede iter semplificati per simili progetti privati da realizzare in project financing, a patto che ci sia l’accordo con la società che utilizzerà l’impianto in via prevalente. L’ex gialloblù Berthold ha svolto in questo il ruolo di mediatore, trovando una sponda nell’Hellas, mentre il Chievo è molto più freddo. Il club di Setti, che da tempo lamenta le carenze strutturali e gli alti costi di manutenzione del Bentegodi, è favorevolissima al nuovo impianto che potrebbe sfruttare anche dal punto di vista commerciale e del marketing. Solo chi avrà l’accordo in tasca con i club, ovvero l’impegno a versare un canone annuale per la durata della concessione, potrà presentare il progetto al Comune, che resterà formalmente il proprietario: difficilmente di saranno altri progetti oltre a quello di Populous. Sboarina, che pure non aveva promesso un nuovo stadio in campagna elettorale, si è convinto di avere a che fare con un’opportunità da cogliere al volo. Si tratterebbe di un investimento totalmente privato, a costo zero per il Comune, che comprenderebbe anche la riqualificazione della zona dello stadio. È questa condizione vincolante a suggerire che, sebbene nel bando non venga indicato dove costruire il nuovo impianto, probabilmente il sito scelto sarà quello dell’attuale Bentegodi, che verrebbe quindi demolito. Oltretutto lì ci sono già le infrastrutture (strade, svincoli della tangenziale, parcheggi), un costo in meno per gli investitori. C’è chi però vorrebbe cogliere l’occasione del nuovo impianto per liberare una volta per tutte il quartiere da quella presenza ingombrante. «Il nuovo stadio deve essere costruito altrove e lo spazio attuale all’interno del quartiere deve essere riqualificato a parco pubblico», dice senatore Pd Vincenzo D’Arienzo per cui «Sboarina ha già deciso di rifare il vecchio stadio nello stesso posto, in barba a tutti coloro che vi risiedono e che da sempre chiedono di spostarlo in una diversa località nonché della possibilità di fare un altro grande parco dentro la città». Critiche, ma di segno diverso, anche da Federico Vantini, leader del movimento Verona Unica, per cui il nuovo stadio non può essere frutto di un project financing ma «dev’essere invece di proprietà della società che ha la capacità di costruirlo». Nel caso si decidesse di demolire il Bentegodi e ricostruirlo , si porrebbe il problema di dove far giocare le squadre cittadine durante i cantieri, della durata di almeno due anni. L’ipotesi più accreditata è la realizzazione di un impianto provvisorio, come è stato a fatto a Cagliari gli anni scorsi, magari utilizzando la grande area di parcheggio tra il Palazzetto dello Sport e via Sogare.